Dinamiche del fiume Tagliamento in rapporto allo sviluppo del territorio e alla sua sicurezza

Introduzione

Il nostro Friuli sarebbe inimmaginabile senza il grande fiume che scorre da Nord a Sud e che raccoglie nel suo alveo la gran parte delle acque che cadono sul suolo regionale. Per comprendere al meglio il nostro fiume, va considerato il bacino idrografico del Tagliamento nella sua interezza e complessità, il quale vede nel Fella il contributore principale. E’ risaputo che la parte montagnosa posta a Nord del territorio regionale si caratterizza per una discreta piovosità: due metri in Carnia e fino a tre metri annui nella Val Canale, ancorché sulla catena delle Giulie e in Val di Resia. Il Tagliamento tuttavia è un fiume che va spiegato, le domande che talvolta vengono poste all’esperto sono le più varie: come mai il Tagliamento, l’ultimo dei fiumi alpini, da Tolmezzo in giù ha una conformazione piatta, ampia, ghiaiosa e a rami intrecciati, che peraltro lo distinguono per la bellezza unica degli ambiti? Come mai in alcuni punti è così ampio e, viceversa, non scorre incanalato e anzi egli fluisce per un lungo tratto nella pianura in un letto pensile? Come mai è così terribile durante i periodi di piena? Insomma come mai è tanto diverso da molti fiumi, anche molto più famosi di lui?

 

Sintesi geomorfologica

Il Tagliamento ha ovviamente una lunga storia geologica: da un lato è stato plasmato dai sommovimenti terrestri sin da tempo immemorabile e dall’altro egli in prima persona è stato l’artefice del proprio destino, quello che lo ha portato a essere più volte fedifrago, scorrendo egli talvolta e per lunghi tratti in letti diversi. Inizierei con il dire che le cause di tutto ciò sono molteplici. Innanzitutto va individuato il materiale di cui sono fatte le nostre montagne, assolutamente friabili, in particolare nella valle del Fella. Le piogge torrenziali che talvolta si verificano hanno, nel corso dei millenni, portato a valle una gran quantità di materiale litoide, che si è via via sminuzzato e arrotondato nello scendere verso il piano. In prima istanza la ghiaia, una volta che l’ultimo Ghiacciaio Tilaventino si era ritirato, è precipitata in quella profonda buca creatasi a Nord, a ridosso delle colline moreniche, questa provocata dall’azione del ghiacciaio stesso. Così facendo, la Piana di Osoppo è stata livellata sino allo stato attuale; si trattava di un buco iniziale profondo circa settecento metri e ampio come la piana stessa. Poi con insistenza il Tagliamento, per cause a noi sconosciute, si è creato uno spazio dietro la montagna di Muris di Ragogna, originando l’attuale stretta di Pinzano, mutando a quel punto decisamente letto e finendo per scorrere in quello attuale. In seguito, la sua azione di erosione e trasporto dei litoidi è continuata senza soluzione di continuità, disponendo nella piana, nell’arco dei millenni, una massa

es-cassa1-stret-pinzan

Il progetto per le “casse di espansione” nel medio corso del Tagliamento.

imponente di materiale, impedendo in questo modo che il fiume si scavasse il letto in profondità, ma, anzi, finendo, parrà incredibile, per sollevarlo nella piana. Viceversa, lo sprofondamento del letto del fiume lo troviamo all’altezza di Madrisio di Varmo, questo per una serie di cause-effetto. Stranamente proprio da Madrisio di Varmo in giù la pendenza del fiume si annulla quasi del tutto, e ciò sino alla foce. Facendo un passo indietro, osserviamo che il letto del Tagliamento tra Spilimbergo e San Daniele del Friuli è largo oltre tre chilometri, e solo poche centinaia di metri da Madrisio di Varmo alla foce. Questa sua conformazione, capirete, provoca non pochi problemi in caso di piena del fiume, soprattutto nella Bassa.

 

Peraltro dobbiamo osservare che, dal Ponte della Delizia a Madrisio di Varmo, il fiume tende progressivamente a restringersi e lo fa con un processo che è stato favorito dalla mano dell’uomo. Negli anni Settanta del secolo scorso, in quel tratto di circa tredici chilometri c’è stato un eccessivo prelievo di inerti, che ha acuito i problemi e condizionato il flusso idrico in un ambito molto ristretto. Ora, in questa artificiosa situazione, il fiume in caso di piena si comporta come fosse un gigantesco compressore che va a pressare nel punto in cui inizia a scavare il suo letto in profondità, creando colà, considerate le forze in gioco, un punto di criticità permanente. Siamo, come dicevo, poc’anzi a Madrisio di Varmo, dove il fiume non casualmente ha rotto gli argini nel 1965; l’anno seguente toccherà a Latisana

 

C’è un fattore esiziale rispetto alle dinamiche del fiume, ovvero va preso atto della sua pendenza media, misurata da Tolmezzo alla foce, che risulta essere del 3‰, il doppio della pendenza media dei fiumi europei. Tuttavia, se consideriamo che gli ultimi trenta chilometri hanno una pendenza quasi nulla, dobbiamo prendere atto che nel tratto da Tolmezzo sino al Ponte della Delizia la pendenza media si attesta al 4‰. Ecco allora che con questa situazione ci ritroviamo un fiume dalle caratteristiche assolutamente torrentizie, con portate, in caso di piena, pari o superiori a quattromila metri cubi al secondo. L’effetto di una tale portata combinata alla pendenza risulta essere molto incisivo riguardo gli effetti che si possono rilevare al passaggio della massa idrica. Dobbiamo rilevare, in rapporto alla notevole pendenza, la gran velocità del flusso dovuto al combinato disposto di: grande piovosità, eccezionale pendenza e manomissioni dell’uomo. Per le ragioni addotte, il Tagliamento si comporta in caso di piena, per così dire, come un fiume “arrabbiato”. Tuttavia nel corso dei

mappa_casse

L’insieme delle tre casse; la zona è quella tra Pinzano e Spilimbergo.

millenni egli ha realizzato, grazie all’azione di riporto del materiale litoide e allo scorrere del flusso idrico, pressoché nella parte centrale del fiume un sistema di rami intrecciati, con delle piccole isole ricche di vegetazione e di fauna. Peraltro nei periodi di calma possiamo osservare che l’effetto estetico assolutamente naturale risulta essere a dir poco incantevole, unico.

 

Problematiche e soluzioni per il medio Tagliamento

Ovviamente tutto ciò non basta a spiegare il sistema fiume. Nel corso dei secoli l’uomo ha agito nell’ambito delle sue amplissime golene, talvolta riducendole di netto. Un dato emerge sopra tutti: dall’unità d’Italia ai giorni nostri gli ambiti golenali del Tagliamento hanno subito una riduzione che è pari alla metà del preesistente. Insomma l’azione di antropizzazione è stata molto importante. Basti pensare che durante la Roma Antica il Tagliamento è stato privato di un braccio che scendeva in quella che ora è la Provincia di Venezia; verosimilmente esso partiva dalle parti di quella che oggi è la località di San Paolo, in Comune di Morsano al Tagliamento, un braccio che finiva in mare nei pressi della laguna di Trebaseleghe. Possiamo dire che anticamente il Tagliamento era dotato di un delta anziché di un estuario, con effetti oltremodo benefici rispetto alle esondazioni della parte terminale del fiume.

 

Un’azione vistosa di antropizzazione del Tagliamento, forse la più importante, la ritroviamo sulla destra idrografica tra la stretta di Pinzano al Tagliamento e Spilimbergo, sino alla confluenza del Torrente Cosa. Centinaia di ettari di terreno golenale, per una lunghezza di circa quattordici chilometri e una profondità media di un paio, terreno golenale sottratto al fiume, alla sua possibilità di espandersi in caso di piena, il tutto per farci delle coltivazioni agricole; questo a partire dai primi del Novecento. Tuttavia osservo che questo è solo il caso più eclatante. Insomma, lo sappiamo, più si stringe un flusso e più questo si velocizza; ecco allora che anche a causa di ciò le piene si presentano di solito in modo imponente, il rischio idrogeologico più ricorrente, anche se certi flussi definiti disastrosi sono considerati a ricorrenza centenaria, altri ancora più radi, tre, cinque secoli. Per un certo verso, noi sappiamo che proprio in quei terreni posti tra la stretta di Pinzano e la confluenza del Torrente Cosa i governi regionali di diverso colore politico avevano pensato di realizzare una serie di tre invasi, denominati “casse di espansione”, destinate a prelevare e quindi a contenere solo per poche ore una minima frazione, 5% della massa liquida in caso di piena. Da un

Tagliamento_da_Aonedis

Il corso del Tagliamento visto verso Nord dalla zona di Aonedis. Siamo nel cuore dell’area interessata dal progetto.

calcolo non approssimativo risulta che quei trenta milioni di metri cubi che sarebbero dovuti finire dentro le famigerate “casse di espansione”, la stessa massa idrica, avrebbero potuto essere contenuti proprio in quella golena che vi ho appena descritto. Ovviamente questo non è l’unico caso di antropizzazione delle zone golenali del nostro fiume. Le scuse per sottrarre terreno da coltivare, per costruire case e capannoni si trovano sempre.

 

Canale Cavrato: la salvezza della Bassa

La richiesta per creare dei sistemi di contenzione delle acque arrivava dalle popolazioni della Bassa, del Latisanese in particolare. In realtà poco avrebbero potuto quelle opere distanti oltre cinquanta chilometri da Latisana. Sono numerose le problematiche che incidono sui rischi idraulici della Bassa in tema di esondazione del Tagliamento, che, sì, hanno a che fare con quello che succede a Nord di Latisana, ma incredibilmente hanno a che fare soprattutto con quello che succede a Sud di Latisana. Il fiume, va detto, lungo i secoli è stato piegato ai desiderata di chi voleva appropriarsi dei terreni fertili da coltivare. E’ successo che da Latisana al mare si siano creati artificiosamente dei meandri oltremodo vistosi, i quali ora impediscono il regolare deflusso delle acque verso il mare. Da considerare che da Latisana alla foce manca un’azione costante di dragaggio, sostanzialmente di manutenzione ordinaria. Inoltre ci sarebbe una soluzione che favorirebbe enormemente il deflusso delle acque, indispensabile alla salvezza di Latisana. Si tratta di favorire il deflusso della massa idrica in quel canale scolmatore chiamato Cavrato; tuttavia quest’ultimo per sopportare una portata di 2500 metri cubi al secondo avrebbe bisogno di essere rinforzato. Nulla di più semplice, direte Voi, tuttavia il progetto relativo al Canale Cavrato, che si innesta a circa cinque chilometri a Sud di Latisana sulla destra idrografica, presso Cesarolo, proprio nella prima ansa importante del fiume, è destinato a rimanere un sogno e nulla più. Le resistenze della Regione Veneto sono state finora insormontabili. Ecco, come dicevo poc’anzi, la forma di sicurezza più necessaria alle popolazioni della Bassa sta a valle di Latisana; tuttavia pare che poco si possa fare, e questo per una serie di motivazioni: per una questione di costi e soprattutto di inerzia delle amministrazioni per motivazioni politiche ed elettoralistiche.

 

Il delicato equilibrio del Tagliamento

tagliaaonedis

Dal Mont di Muris, alias il Monte di Ragogna, visuale verso Sud; a sinistra le palancole di Aonedis. I canali intrecciati sono la peculiarità del medio Tagliamento.

Nell’economia di questa presentazione non va trascurato l’apporto, molto importante, del Tagliamento nel caricamento della falda acquifera profonda, che inizia dopo la stretta di Pinzano e che si dirama soprattutto in direzione Sud-Est nella pianura friulana, quanto meno sino alla zona delle Risorgive e oltre, con i benefici che tutti conosciamo. Il fenomeno contribuisce, tra l’altro e per la gran parte, alla nascita del Fiume Stella tra la località di Flambro, in Comune di Talmassons, e quella di Sterpo, in Comune di Bertiolo, il quale Stella, ricordiamolo, ha una portata di circa 50 metri cubi al secondo. Pressoché costante durante tutto l’anno, a significare la grande quantità di acqua che si annida nel sottosuolo del Medio e Basso Friuli, una ricchezza che si può trovare ben oltre la linea di costa, per intenderci, oltre la Laguna di Marano, in mare aperto.

 

Torniamo a monte, tra San Daniele del Friuli e Spilimbergo, e rechiamoci ora sul greto del fiume, camminiamo e scopriamo una caratteristica che è unica e peculiare di questo fiume: scopriamo la sua scabrezza! Cos’è, direte voi, la scabrezza? Ecco, è presto detto, si tratta della conformazione del letto del fiume, della forma e della dimensione del materiale litoide; contempla inoltre la presenza di materiale di vario genere, ad esempio pezzi di legno, piccole isole, dune, curve e dossi. Insomma la scabrezza è identificabile con tutto ciò che fisicamente è in grado di rallentare, per quanto è possibile, la velocità della massa liquida, e, così facendo, di allargare il flusso idrico all’esterno verso i terreni golenali. Fanno sorridere certe affermazioni di coloro i quali chiedono di poter raccogliere il legname dentro al fiume, ché quel materiale, a loro avviso, crea problemi in caso di piena. Ecco, mi sento di affermare che proprio quel materiale lasciato all’interno del letto del fiume, entro certi limiti ovviamente, aiuta il fiume, la sua massa liquida a espandersi, ad allargarsi, diminuendo la velocità della massa idrica che scorre verso la foce.

 

Rimane un fatto, e cioè che rispetto al nostro fiume noi friulani dobbiamo trovare una soluzione che tenga bene in evidenza le esigenze di bellezza, di sviluppo e di sicurezza delle popolazioni rivierasche. Quello che ci conviene allora è uno sguardo dall’alto, che ci permetta di vedere la realtà fattuale nel suo insieme, ovvero che le cose che ci interessano, bellezza, sviluppo e sicurezza, coincidano in un unico progetto. Se noi saremo in grado di dare spazio al fiume, i suoi spazi, noi otterremo in cambio ciò che ci serve: da un lato la sicurezza e dall’altro la bellezza, avremo preso due piccioni con una sola fava.

 

Germania: esempio di un futuro di ri-naturalizzazione

cavrato

Il Canale Cavrato, che potrebbe rivestire un ruolo importante per la prevenzione delle esondazioni nell’ultimo tratto del Tagliamento. Si stacca da quest’ultimo a Cesarolo, Provincia di Venezia.

Noi sappiamo di un Caso Dresda, che ci dice come sono andate le cose in questa città che era munita di mura altissime in cemento armato, tanto da considerarla sicura dalle alluvioni, sicura oltre ogni ragionevole dubbio. Dresda nel 2002, nonostante un munitissimo sistema di difesa che ha funzionato per 150 anni e nonostante i muraglioni di cemento alti talvolta più di dieci metri, viene sommersa dall’acqua e dal fango. La colpa non è soltanto del fiume Elba che la lambisce: cento anni prima era stato letteralmente spostato il letto di un altro fiume, il Weisseritz, per far spazio a una ferrovia. Il Weisseritz ha memoria, come tutti i fiumi del resto: nonostante il secolo trascorso, si vendica riprendendo la vecchia strada. La forza delle acque travolge tutto e sovrasta ogni misura fisica disposta al suo contenimento. Acqua e fango entrano in città e il disastro per entità del danno è paragonabile al bombardamento anglo-americano nel Secondo Conflitto Mondiale, se non addirittura peggio.

 

In Germania prima, in Europa poi, gli studiosi prendono atto che le sole opere di contenimento non sono efficaci alla salvaguardia di persone e cose, e d’ora innanzi si pensa a ri-naturalizzare gli ambienti fluviali e le adiacenti zone golenali. Da alcuni di questi progetti nasce un’idea che vede un sostanziale cambio di paradigma, proprio nelle immediate vicinanze delle città: oltre a Dresda, a Monaco di Baviera sull’Isar si agisce preventivamente. Il Governo bavarese, insieme alla municipalità della città, fa una scelta precisa: prima rimuove buona parte delle opere di contenimento, poi attua un’ampia azione di ri-naturalizzazione degli ambiti fluviali, che ora, grazie alle opere realizzate, dispongono di ampi spazi di esondazione. In seguito verrà creato un progetto che, con il supporto di una legge finalizzata ad aprire ampie opportunità di investimento, è stato capace di stimolare il crescente interesse della popolazione e di un numero incredibile di operatori economici, innescando lo sviluppo di un grande e variegato numero di attività economiche, soprattutto agricole e turistiche.

 

Storia e cultura in un fiume

Per intenderci, tornando a noi, è fondamentale che la popolazione tutta, le Associazioni, i Comitati, le Comunità locali guardino a questo, anche perché non abbiamo un altro fiume così imponente; dobbiamo noi friulani saper coniugare

Tagliamento_SC_06

La foce del Tagliamento, che segna il confine amministrativo tra il Veneto e il Friuli – Venezia Giulia; a sinistra Bibione, a destra Lignano. Notare i sinuosi meandri, che caratterizzano il basso tratto del “re dei fiumi alpini”.

bellezza e sviluppo nella sicurezza, insomma ottenere la quadratura del cerchio, avendo un occhio al turismo, alle produzioni agricole di qualità, vere risorse per l’oggi e il domani. Assecondando il Tagliamento daremo più spazio a un futuro fatto di certezze. Questo nostro fiume ha una grande storia; nel suo ambito, sulle sue sponde sono nate molte leggende, storie che hanno inciso nella carne viva della gente; basti pensare alla ritirata della Grande Guerra. Il San Cristoforo che è stato scolpito all’esterno del Duomo di Gemona è stato ricavato da un modello, egli era un traghettatore sul nostro fiume che faceva servizio dalle parti di Gemona del Friuli. Il fiume dei tigli, il Tiliaventum, è fiume “misterioso”. Nel bacino di duemilaseicento chilometri quadrati, con la sua vocazione torrentizia egli si stempera mentre scende a valle, e i suoi meandri azzurri diventano talvolta tumultuosi vortici di acque devastanti quando i ricorrenti periodi delle grandi piogge trasformano il suo bacino in un grande impluvio, che a valle diventa un incontrollabile corso che gli argini riescono a malapena a contenere. E’ allora che prende significato la definizione che gli antichi davano al Tagliamento, fiume “rapax e ferox”. Un’immagine poetica, contrastata e al tempo stesso drammatica che rievoca le leggende di guadi e traghetti, ponti e uomini che hanno guardato a lui con timore misto a speranza, sentimenti che avranno fine solo quando l’uomo non esisterà più. Quando ero un ragazzino con le brache corte, i miei mi avevano insegnato una regola importante, fondamentale nella vita: il rispetto. Ecco, per il Tagliamento non ci sono soluzioni miracolistiche, serve il rispetto reciproco, ben sapendo che tocca a noi dare l’esempio.

 

Fonti principali

  • Libro “Il Tagliamento”, Adriano Zanferrari, 2006 (a cura dell’Università di Udine)
  • Libro “Tagliamento due sponde sul fiume: guida storica e tecnica di un tratto del medio corso”, Comitato Studi Tagliamento, 2006 (a cura di Luca Pellegrini)

 

NB: di Enrico Rossi sono la correzione del testo, l’aggiunta dei titoli ai paragrafi, l’impaginazione, l’evidenziatura in grassetto e la scelta delle immagini con relativa didascalia; tutte le immagini sono prese dal web

Maurizio Di Fant

Annunci

Un pensiero su “Dinamiche del fiume Tagliamento in rapporto allo sviluppo del territorio e alla sua sicurezza

  1. Viviana Alessia ha detto:

    Oggi piove a dirotto. Anche ieri pioveva. Sto in casa. Intorno a me un vago sentor d’ autunno, coi primi freddi serali, le foglie variegate portate da un venticello umido e fresco che s’ adagiano sulla terrazza, oltre il vetro gocciolante. Mi tornano alla mente i discorsi delle donne che sferruzzavano nei pomeriggi di giornate fatte così quand’ ero piccola e cercavo di imparare quella antica arte femminile. Bisbigliavano, facendosi talvolta il segno della croce : – Sperin
    che il Tiliment al tegni dur. Puare int!
    Io andavo subito con la mente alle incredibili visioni del fiume in piena che volevo a tutti i costi vedere. Tanto facevo, tanto dicevo che mio padre mi accontentava, forse perché curioso pure lui. Senza dir nulla a nessuno in famiglia mi faceva un rapido cenno con la testa. Correvo ad acquattarmi nella sua vecchia” Topolino” e dopo un certo tempo mio padre mi raggiungeva , senza dubbio adducendo la quotidiana litania pomeridiana:- Voi in ostarie a fa une partide di briscule.
    Dubito che qualcuno credesse: conoscevano tutti la mia curiosità e temerarietà, condite da scarsa propensione a lasciarmi impressionare da chicchessia e chissà che.
    Mio padre correva rapido a Dignano e parcheggiava la sua auto nella piazzetta accanto alla Edicola della Madonna che ovviamente, considerata la situazione contingente, traboccava di fiori. Mio padre mi prendeva per mano ( forse un sussulto di timore?) e scendevamo di poco la strada che porta al ponte. Eravamo in buona compagnia. Tutti ci si disponeva alla meglio per osservare un fenomeno veramente unico, incredibile, dal fascino stregato : un’ immensa massa d’ acqua riempiva fino al colmo il letto del fiume, cancellava il ponte stesso, si estendeva fino alla riva opposta. L’ acqua era color fango, correva veloce con onde che ricordavano i cavalloni marini. Uno spettacolo terribile e bellissimo , un’ immagine che non lasciava posto a pensieri di sorta nella mia mente. Dopo un po’ chiedevo a mio padre di portarmi al ponte della Delizia. Stesso spettacolo, un fenomeno di potenza della natura che non si può cancellare dalla memoria. Qui il letto del fiume appariva più ampio e le onde meno alte ed impetuose. Una bellezza spaventosa se volete, ma pur sempre la bellezza di una natura che ti toglie la parola che nulla vale al suo confronto.
    Non so quanto tempo passava prima che mi rifacessi viva in casa. Mia madre capiva e diceva:
    – Si scuign pensa’ a chei che podin la sot aghe, sacramentade di une frute! E si tu fosis tu sot la rive dal Tiliment? ( Perdonate la mancanza degli accenti, ma il mio tablet è miserabile ed io non ho mai voluto frequentare i corsi di scrittura friulana: lo scrivo come lo parlo e pazienza per gli accenti. )
    Parole sacrosante quelle della mamma, ma non mi passava per l’ anticamera del cervello che il mio fiume dovesse essere in qualche modo toccato. Sono pienamente d’ accordo con il pregevole articolista che ha descritto con tanta perizia, cura, attenzione, ogni dettaglio della complessità del Tagliamento, fino al commovente passo in cui ci parla dei detriti preziosi del letto alto del fiume. Il Tagliamento va dragato nella bassa, vanno eseguite le buone prassi per il canale scolmatore, vanno riportate al loro stato naturale le antiche e belle sue golene.
    Nelle incredibili acque blu del Tagliamento che scorre tra un’ infinità meravigliosa di bracci dietro ” la mont di Ruvigne” io ho preso sole, ho nuotato nei punti più bassi dei rigagnoli vicino alla riva, ho guardato affascinata le creste lucenti di sole delle onde di acque che scorrevano profonde nei bracci centrali. Luglio era il Tagliamento nella mia infanzia libera e selvatica. Nessuna tempesta, nessuna stagione inclemente e violenta deve portar via i ricordi di tanti come me, la straordinaria bellezza di un fiume unico al mondo ( ebbene, cominciano a dirlo da tutte le parti ! ). Non bisogna toccare ciò che la natura ha costruito con fatica in milioni di anni : si vendicherà.

    Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...