L’espressione della memoria con San Giovanni Battista a Venzone

Un paese ricostruito tale e quale nella sua magnificenza originaria è certamente il sogno ricorrente in seguito a ogni sciagura sismica. Questo sogno in Friuli è diventato realtà nello scorso secolo, e in almeno un caso ha raggiunto una tale perfezione d’esecuzione che la risonanza è stata quasi leggendaria. Venzone, infatti, fonda oggi la sua fama sull’integrità della sua identità materiale, ed effettivamente non si può fare a meno di ammirare ciò che si è stati in grado di strappare a una fine ingloriosa per una così autentica cittadina medievale. Ma vi è anche un’altra dimensione che il ricordo assume, ed essa passa paradossalmente attraverso la negazione della ricostruzione, ossia lo stato di rovina. Non è la regola, guai se lo fosse, bastano pochi esempi sul territorio, abbastanza però per congelare la storia e convertirla in presente. L’elogio delle rovine non è fine a sé stesso, e non va nemmeno visto in una prospettiva ruskiniana, ma in seno a una presa di coscienza della propria storia e anche, a mio parere, a un diverso modo di intendere le opere umane. Un edificio così ridotto ai minimi termini, infatti, apparirà come un banale ammasso di pietre scomposte e qualche brandello di muro ancora in piedi a coloro che non sanno guardare oltre la mera natura fisica delle cose, mentre per i cultori della storia umana saprà incarnare perfettamente il rapporto a tre uomo-tempo-natura. I fasti nella produzione artistica e architettonica vengono portati a nudo dalle forze naturali e, nel tempo che scorre inesorabilmente, ricondotte a un confronto più puro ed equilibrato col resto del creato. Questo secondo aspetto può essere dunque inteso come il prodotto di un misticismo naturale che trascende ogni pretesa umana di gestire in eterno le proprie creazioni. Il caso delle rovine della Chiesa di San Giovanni Battista a Venzone non è ovviamente l’unico in Friuli, ma il fatto che il sito sia inserito proprio in questo centro così minuziosamente riportato agli antichi splendori ci rende evidente che una coesistenza tra questi due metodi di conversare il passato nel presente, diametralmente opposti, può dimostrarsi come la migliore combinazione nel rispetto dell’identità di un paese e del lavoro umano.

Enrico Rossi

 

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Il rosone reclama il suo spazio, aprile 2017 – Venzone (UD) (Enrico Rossi)

 

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Passeranno i cieli ma non la storia, aprile 2017 – Venzone (UD) (Enrico Rossi)

 

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Sarai sempre osservato!, aprile 2017 – Venzone (UD) (Enrico Rossi)

 

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L’acqua santa ora viene dal cielo, aprile 2017 – Venzone (UD) (Enrico Rossi)

 

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Declinazioni nello spazio-tempo, aprile 2017 – Venzone (UD) (Enrico Rossi)

 

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Una “piccola Pompei” moderna, aprile 2017 – Venzone (UD) (Enrico Rossi)

 

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Come la corazza di un drago, aprile 2017 – Venzone (UD) (Enrico Rossi)

 

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Confronto tra due perfezioni, aprile 2017 – Venzone (UD) (Enrico Rossi)

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