Baldasseria Alta: periferia equilibrata

Le periferie dei nostri maggiori centri abitati sono spesso affiancate a quelle delle città più popolose e cresciute nel marasma di una disordinata agglomerazione. Si pensa quindi a palazzoni scialbi e scrostati, il cui cemento stride nei confronti del verde di un piccolo parco adiacente, magari semi-abbandonato e anch’esso degradato. Quel poco di campagna lavorata pare ormai irreversibilmente frammentata, nulla più che frantumi di una taviele una volta produttiva e curata. Esempi così negativi ce ne sono, non si può negarlo, ma alcuni ritagli di periferia al contrario farebbero dire “Ehi, non sembra di essere ai bordi di una città ma tra un borgo rurale e l’altro”. E non si considera necessariamente solo l’aspetto agreste, come i campi coltivati, le fattorie, i frutteti, ma anche la coesistenza di opere apparentemente inadatte a inserirsi armoniosamente in un tale contesto: sono la ferrovia, le villette e gli appartamenti dalle linee non abnormi, l’elettrodotto eccetera. Tutte queste opere interferiscono per forza nel rapporto cielo-campagna, ma non in modo dirompente, bensì con una certa grazia, quasi chiedendo permesso. Avremo così un concerto di elementi naturali, più o meno riadattati agli usi dell’uomo, e altri antropici, anche imponenti ma non stravolgenti. E’ in quest’ottica di insieme equilibrato che abbiamo preso come esempio Baldasseria Alta, periferia sud-est di Udine; un angolo non ancora deserto verde, quello delle monocolture, che tutto appiattiscono, ma ormai neanche più città.

Enrico Rossi

 

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Pozza di tramonto, marzo 2017 – Baldasseria Alta (UD) (Enrico Rossi)

 

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Punto di fuga, marzo 2017 – Baldasseria Alta (UD) (Enrico Rossi)

 

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Segui i gelsi!, marzo 2017 – Baldasseria Alta (UD) (Enrico Rossi)

 

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Gemelli di campagna, marzo 2017 – Baldasseria Alta (UD) (Enrico Rossi)

 

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Connessioni verso l’infinito, marzo 2017 – Baldasseria Alta (UD) (Enrico Rossi)

 

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In agguato della luna, agosto 2016 – Baldasseria Alta (UD) (Enrico Rossi)

 

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Dalla soia al cielo, ottobre 2014 – Baldasseria Alta (UD) (Enrico Rossi)

 

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Espansione confinata, ottobre 2014 – Baldasseria Alta (UD) (Enrico Rossi)

 

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L’antico si spalanca, ottobre 2014 – Baldasseria Alta (UD) (Enrico Rossi)

 

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Camminare e scoprir(si), ottobre 2014 – Baldasseria Alta (UD) (Enrico Rossi)

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Un pensiero su “Baldasseria Alta: periferia equilibrata

  1. Viviana Alessia ha detto:

    Le fotografie sono bellissime e rendono esattamente la inusuale peculiarità di questa zona udinese che può permettersi ancora il lusso di sentirsi un vero borgo, un borgo con la sua bella campagna che lo circonda di colori e profumi che chi vive intrappolato dentro la città o in periferie deprimenti non sa cosa siano. Di solito chi vive in città apprezza con garbo solo il verde delle rinomate località di villeggiatura che, lo ammetta, non vede l’ ora di raggiungere per sfuggire alla morsa di rumori, odori, impedimenti ed intralci che gli rendono la vita assai grama. Oppure si butta ( perché fa ” in” ) ad inseguire palle in ingrati campi da tennis spianati di desertica terra rosso ferrico che ricordano le lande di Marte o in immensi campi da golf carichi d’ infelicita’ il cui verde viene rasato a zero come la testa di uno scolaretto pidocchioso : il sole impietoso ti sbuccia anche le unghie, puoi spalmarti anche un decimetro di grasso di foca! Nulla giova contro i raggi solari stramboidi del sopraggiunto cambiamento climatico terrestre, l’ abitante o il nativo del centro storico siano o no d’ accordo col Protocollo di Kyoto.
    Il verde campagnolo, il cittadino centrale pretenderebbe di considerarlo con una certa qual sufficienza, un certo qual sussiego, lo ammetta ché e’ comunque evidente per l’ inconfondibile tocco di malcelato sdegno, per un erroneo concetto di “cittadinanza” che l’ abitante del centro-citta’ s’ è costruito nella sua realtà intrapsichica dopo la sua estenuante scalata dal paesotto all’ appartamento nella city, oppure perché è proprio nato nel centro cosiddetto storico, senza soffermarsi a pensare che la storia passa come un rullo compressore sul centro, sulla periferia, sul paesello agricolo che il nativo del centro-citta’ vuol disconoscere come patria del bisnonno. Eh, via, diamoci una ridimensionata ché qua non siamo nella City cioè nel cuore di Londra che comunque ha i suoi plebei grattacapi e le sue brutture pure lei! Bastano quelli delle sue banche e della sua London Stock Exchange! Problemi fastidiosi come tafani per tutti i centro-citta’ del pianeta.
    Baldasseria Alta l’ ho scoperta circa vent’ anni fa. L’ ho trovata una località molto caratteristica, lontana e diversa dalla città e da certe sue periferie cementificate o fatte di campi abbandonati. Diversa comunque da ogni periferia che io ho conosciuto. Ho avuto l’ impressione di trovarmi in un ambiente che sapeva piacevolmente di paese accudito, di borgo accogliente e tuttavia riservato. Particolarissime le sue masserie molto grandi, curate e oggi anche favolosamente restaurate, certe sue strade ancora sterrate, selvatiche e vere, gli appezzamenti coltivati ridenti e generosi, i vasti campi che si perdono nell’ orizzonte, gli antichi sentieri campestri che sembra vogliano portarti fuori dal mondo. Li ho seguiti sperando nella loro promessa.

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