Il Ponte di Pieria e il suo recupero

La Carnia, ancora lungi dall’essere conosciuta a fondo, porta ovunque esempi di una storia centenaria se non millenaria e stratificata nei manufatti, nei nomi dei paesi e praticamente in ogni elemento che la compone. Ti capiterà a un certo punto di imbatterti in una testimonianza relativamente recente e pochi passi più avanti di fissare con curiosità e stupore un qualcosa di epoche più antiche. Una di queste opere, che sembrava perduta e che ora, invece, è tornata agli antichi caratteri, è il Ponte di Pieria, appena fuori il paese che

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Il Ponte di Pieria in una vecchia cartolina d’altri tempi. Sullo sfondo il villaggio di Osais, uno dei tre paesini che usufruivano regolarmente del ponte, assieme a Truia e allo stesso Pieria.

è sede del municipio, verso Osais. Non intendo ovviamente il moderno passaggio in cemento armato del 1960, che lo affianca subito più a ovest e che lo ha sostituito da allora, potendo anche far transitare le auto, ma quello che fino a poco tempo fa non era altro che un rudere ancorato sulle due sponde del Torrente Pesarina. Fu edificato, in linee semplici ma eleganti, nel 1854 con lo scopo di oltrepassare in tutta sicurezza il sottostante torrente, di non facile guado, per recarsi al piccolo camposanto che serve, oltre a Pieria, anche i vicini villaggi di Osais e Truia. Esso rappresentò un piccolo miracolo locale se pensiamo che fu l’unico ponte storico della vallata ad essere sopravvissuto alle correnti in piena del Pesarina. Il cimitero è di immediato raggiungimento, essendo posizionato appena oltre il torrente, precisamente sulla punta del versante compreso tra il torrente già citato e il Rio Selva, confine est dell’area. Il ponte, però, non era solo l’ultima strada che i corpi dei defunti dovevano percorrere ma anche fondamentale collegamento per coloro che dovevano arrivare alla località di Osteai prima, ove vi erano delle abitazioni, e agli Stavoli della Selva poi, sempre lungo la valle del Rio Selva. Le donne di Pieria e di Osais, col frutto della loro giornata di lavoro nella gerla, il gei, solevano sostare durante il faticoso rientro proprio sul ponte, presso il cui parapetto appoggiavano il gravoso carico per prendere fiato. Oppure avremmo anche incontrato, proprio nel periodo della sua edificazione, un viavai di persone intente a portare in loco i blocchi di tufo ricavati dalla cava di Selva, nel caso in cui le pietre non venivano raccolte direttamente sul posto. Da quel preciso anno del Secondo Dopoguerra, però, l’abbandono fu inesorabile al punto che

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Il ponte durante i lavori di consolidamento. Le acque del Pesarina, pur non sembrando particolarmente insidiose, furono un grosso problema fino a metà ‘800.

la vegetazione in pochi anni sommerse e nascose alla vista il manufatto, caratterizzato dallo snello profilo conferitogli dalla sua unica arcata, da una lunghezza di 36,5 metri e un’altezza di oltre 11. Così, inutilizzato e celato, uno dei simboli della Val Pesarina rischiava di entrare nella lunga lista delle opere abbandonate e mai più recuperate.

 

Passò quasi mezzo secolo, fino ad arrivare al 2008, quando cioè la Soprintendenza ai Beni Culturali concesse al Comune il permesso per far partire un’operazione di restauro. Un gruppetto di una ventina di laboriosi e zelanti volontari, quasi tutti pensionati, provenienti dai tre paesini già citati, prese in mano la situazione e, con a capo la figura dell’ingegnere ed ex sindaco Gino Rinaldi, fece partire i lavori d’accordo col Comune. Non essendo quest’ultimo però dotato dei fondi necessari, i volenterosi carnici, dopo aver ricevuto un esiguo contributo regionale, dovettero ingegnarsi organizzando sagre e producendo magliette con sopra una vecchia foto del ponte. Il denaro ricavato, unito a quello raccolto da offerte spontanee di privati in corso d’opera, fu investito in questa paziente opera di recupero, che non avrebbe portato solo a un semplice restauro ma anche a una parziale ricostruzione della struttura. Il tutto è stato portato avanti ogni sabato per tre anni dalla primavera del 2012 al 30 maggio del 2015. Oltre ad alcuni macchinari messi a disposizione dal Comune, inizialmente, nel 2012, fu utile l’aiuto della Buttazzoni, un’impresa edile di Plaino, in quanto permise di abbattere le parti pericolanti per poter cominciare con la ricostruzione delle spalle in pietra, cui si aggiunsero, tra gli altri elementi, anche i cordoli realizzati con blocchi di tufo, proprio come gli originali. Seguirono l’ultimazione della pulitura dei fianchi e l’installazione dei led per l’illuminazione. In ogni caso sarebbe rimasto, così come in passato, a sola fruizione pedonale, vista la larghezza di appena poco

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Il gioiellino in pietra e tufo è già subito preso d’assalto, quasi per poter recuperare il tempo perso e così tornare a ripercorrere i passi degli avi che andavano da una sponda all’altra.

oltre 5 metri. Ancora di più del pur eccellente risultato finale, questo percorso, che ha avuto inizio ormai quasi dieci anni fa, ricorda come spesso è proprio dal basso, dalla volontà popolare di ridarsi un volto completo e nel rispetto del proprio passato, qualunque esso sia, che germina il seme della coscienza della propria identità e delle proprie radici. Ancora più notevole se pensiamo che il tutto è avvenuto in una terra che soffre di una forte emorragia culturale, conseguenza di quella demografica. È il segnale che ricorda come ogni angolo di Friuli, anche quello che più dispera del proprio futuro, può alzare la testa ponendo in primo piano quello che è realmente, ossia un concentrato di storia non meno interessante di molti altri. Inoltre è stato un forte segnale anche per dimostrare come i valori di collaborazione e iniziativa delle nostre vecchie e coese comunità possano essere ravvivati in ogni momento, con tutti i benefici non solo di immagine ma anche di benessere sociale; basta volerlo veramente. L’inaugurazione ebbe luogo l’11 luglio del 2015 in un clima di festa che coinvolgeva tutta la valle; il taglio del nastro è stato effettuato alle 18:00 dal Presidente del Consiglio Regionale Franco Iacop e dall’Assessore all’Agricoltura Cristiano Shaurli. Quindi i festeggiamenti sono proseguiti fino a tarda serata presso il Centro Sportivo Fuina, a nord-ovest di Osais, nella valle dell’omonimo rio, in cui si è tenuta una enorme grigliata con polenta e danze. In virtù di una promozione

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Il vecchio ponte ottocentesco può tornare ad abbellire di ricordi e geometrie lapidee la Val Pesarina.

efficace ma soprattutto di un autofinanziamento che permetterà d’ora in avanti di curare la struttura, si vendettero anche le copie del libro che raccontava l’impresa, nonché le magliette pensate per quel momento così speciale. Pochi giorni prima invece, il 9, c’era stata una festa tra la gente dei paesi in località Osteai, per l’occasione raggiunta naturalmente non attraverso il ponte del 1960 ma passando per lo storico ponte di pietra appena recuperato. Il sindaco attuale e di allora Valerio Solari disse che fu “Una iniziativa lodevole. Magari ci fossero altri tipi di interventi di questo genere. La nostra amministrazione sarebbe sempre pronta a supportarli“. Mentre, circa l’ottimo risultato raggiunto dai lavori, li definì “incredibili e impegnativi, anche da un punto di vista tecnico, effettuati da persone con grande professionalità“. Ecco dunque i nomi dei venti che resero possibile questo risultato invidiabile: Alcide Casali, Andrea Buttazzoni, Andrea D’Agaro, Arduino Del Fabbro, Bruno Martin, Claudio Caroselli, Ermanno Gonano, Ermanno Martin, Flavia Toffolo, Giacomino Troian, Gino Rinaldi, Giovanni Rupil, Giuseppe Cleva, Ivaldi Machin, Luca Del Fabbro, Lucilla Troian, Nino Gonano, Pietro Buttazzoni, Pierino Cimador, Remigio Picco. Proprio risottolineando l’importanza di un progetto e un lavoro eseguiti sinergicamente e fino infondo, ecco la testimonianza degli stessi autori della riqualificazione del Ponte di Pieria: “Pensiamo che lavorare per tre anni, il sabato mattina, sia stato un bell’esempio di volontariato, un esempio che i giovani dovrebbero seguire, anche perché lavorare in gruppo per qualche progetto è una forma di aggregazione, che di questi tempi sarebbe auspicabile”. Dunque, quando vi aggirerete in lungo e in largo per la Val Pesarina, ricordatevi, oltre agli itinerari di montagna, agli Orologi di Pesariis, agli Stavoli Orias, al Campanile di Prato eccetera, anche del Ponte di Pieria, soprattutto per il fatto che fino a pochi anni fa nessuno gli avrebbe dato importanza.

 

Fonti principali:

 

NB: tutte le immagini sono prese dal web

Enrico Rossi

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