Rivoli di nome e di fatto

In una terra rimodellata più e più volte dalle due più intense e persistenti forze dei nostri tempi, la natura e l’uomo, si è talvolta venuto a creare una sorta di compromesso tra esse. Se l’uomo da una parte ha forzato la natura a tal punto da mantenere enormi estensioni coltivate, e quindi sotto il suo stretto controllo, dall’altra, laddove non conveniva fare tabula rasa di tutto, la natura si è tenuta un sottile lembo sinuoso di un microcosmo fondamentale per il mantenimento dell’assetto idrologico e biologico dell’area. Le vegetazioni ripariali fanno letteralmente da tampone tra il monotono e appiattito ambiente delle coltivazioni e i delicati equilibri degli ecosistemi acquatici dei rivi di pianura. Come in una foresta, ogni cosa che si vede è principalmente frutto delle interazioni della sola natura, e sembra così perfetto questo piccolo mondo a sé stante che pare coperto da un tunnel di vetro, tanto si mostra isolato dall’uniformità che lo circonda.

Enrico Rossi

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Il ramo di Loch Ness, gennaio 2017 – Rivoli di Osoppo (UD) (Matteo Paoluzzi)

 

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Come una canna da pesca, gennaio 2017 – Rivoli di Osoppo (UD) (Matteo Paoluzzi)

 

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La natura unisce, l’uomo divide, gennaio 2017 – Rivoli di Osoppo (UD) (Matteo Paoluzzi)

 

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Salire per crescere, gennaio 2017 – Rivoli di Osoppo (UD) (Matteo Paoluzzi)

 

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Oltre le sbarre, un altro mondo, gennaio 2017 – Rivoli di Osoppo (UD) (Matteo Paoluzzi)

 

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Fregio in una selva di colonne, gennaio 2017 – Rivoli di Osoppo (UD) (Matteo Paoluzzi)

 

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Vita che continua, in altre forme, gennaio 2017 – Rivoli di Osoppo (UD) (Matteo Paoluzzi)

 

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Lasciare spazio al rinnovamento, gennaio 2017 – Rivoli di Osoppo (UD) (Matteo Paoluzzi)

 

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Ogni superficie va colonizzata, gennaio 2017 – Rivoli di Osoppo (UD) (Matteo Paoluzzi)

 

NB: i titoli sono stati scelti da Enrico Rossi

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4 pensieri su “Rivoli di nome e di fatto

  1. Viviana alessia ha detto:

    Foto bellissime di una natura vergine che non riesci ad immaginare percorrendo la strada che passa per Rivoli. Bisogna sapersi fermare nella vita. Bisogna imparare a fermarsi per guardare ciò che la natura nasconde, forse impaurita dalle nostre azioni su di essa, ai nostri occhi superficiali e frettolosi. Passando in auto per la strada di Rivoli osservi, magari perplessa, il fumo delle ciminiere possenti, le grandi costruzioni che via via gli stabilimenti industriali hanno aggiunto negli anni. Pensi adesso che lì dentro molti uomini lavorano, portando a casa il frutto delle loro fatiche. Sono tempi in cui l’elemento antropico, le preoccupazioni per il lavoro che manca, la paura per il futuro paralizzano quasi la capacità di volgere lo sguardo sul lato opposto della via che un tempo invece guardavo respirando il fresco aroma delle piante che verdeggiavano d’estate o se ne ristavano abbrunite e muschiose quando ripassavo di là in inverno. Come non rammaricarmi di non essermi mai fermata coi miei figli per entrare in un mondo placido, inesplorato sicuramente anche allora, incantato e autentico? Correvo, passando di là in auto, a portarli in alta montagna, i miei figli, dove, in fondo l’esplorazione per i bambini é limitata ed artificiosa. Io, che da piccola ho saltato tutti i fossi pieni e vuoti dei campi e dei boschetti del mio paesello, che ho raccolto muschi, bucaneve e viole persino bianche nei luoghi più nascosti della campagna intorno; io, che me ne andavo solitaria e felice nel campetto in affitto che il nonno possedeva lontano dal paese, in un lembo di terreno circondato da ogni lato dalle maestose acacie che a giugno si riempivano di grappoli enormi; io che tornavo a casa tutta graffiata dai tronchi e dai rami, ma portavo nel mio grembiulino un tesoro di grappoli candidi e profumati i cui brevi gambi infilavo in una vecchia terrina bassa e sbeccata che riempivo d’acqua e che nascondevo tutto l’anno per recuperarla solo per quest’occasione, ditemi dunque : come ho fatto io a non capire dove dovevo portare i miei figli? Nessuno ha mai avuto il coraggio di sgridarmi per quelle lunghe fughe alla ricerca di fiori e profumi, perduti per sempre.Forse i miei nonni sapevano che nella vita non li avrei cercati mai più. Guardo in foto la bellezza dei tronchi carichi di funghi bianchi. Guardo e riguardo quell’edera che s’inerpica tenace e vitale lungo quel tronco nodoso baciato dal sole. Guardo le foglie secche che ristanno con caparbietà sul ramo che le ha nutrite. Guardo il cielo azzurro specchiarsi carezzevole nel ridente ruscello appena increspato. Come ho fatto a dimenticarmi? Come ho potuto lasciare che la vita mi portasse lontana dalle cose che non avrei mai perso? Gli occhi si velano di lacrime dolenti, cariche di nostalgia, di consapevolezze nuove, di immagini passate e presenti. Eppure, guardando queste splendide immagini del vostro giornale il mio animo ritrova un calore antico e consolatorio, un calore che riempiva di cose semplici, autentiche e buone la mia infanzia lontana.

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  2. Daniele Bertossi ha detto:

    Peccato…….. le foto di Pauluzzi non rendono onore all’ecosistema di Rivoli di Osoppo…. non giudico assolutamente le foto, ma Rivoli non è solo piccoli lembi di fotografie………… è un piccolo compendio del nostro Friuli, ed i soggetti, ambienti e panorami offrono molto di più….. e per ogni soggetto, ogni ambiente ed ogni panorama, si può trovare un microcosmo che può offrire una caterva di opportunità fotografiche…………… è molto più vicina alla realtà, la visione scritta da Viviana Alessia, con l’unica differenza che Rivoli è ancora li e non va rimpianto per una infanzia lontana, semmai Rivoli va vissuto con la consapevolezza di persone mature….. Daniele Bertossi

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    • reds95 ha detto:

      Caro signor Daniele, siamo tutti convinti che Rivoli, così come ogni angolo del Friuli, possa offrire una miriade di spunti, anche fotografici, che non si limita a un singolo ambito, ma la nostra finalità, espressa nel titolo e nella presentazione, era quella di esaltare una peculiarità tra le tante e non di sintetizzare l’anima, per così dire, di Rivoli. È ovvio che Rivoli è anche molto altro, ma noi abbiamo voluto mostrare questo preciso aspetto; se l’intento fosse stato quello di presentare il territorio nel suo insieme, l’album, il titolo e il testo sarebbero stati molto diversi. Saluti.

      – il team

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    • Viviana Alessia ha detto:

      È tardi, anzi prestissimo. Mi accingevo a lasciare il mio tablet disobbediente e tentare di domare questa notte d’ insonnia, quando vengo ad imbattermi nel commento di Daniele. Sarà l’ ora, ma fatico a cogliere il senso del tuo commento Daniele. La risposta del team è chiara ed appropriata. Ciò che trovo confuso è il pur gradito riferimento al mio commento. Io non sono di Rivoli. Io abitavo molto lontana da Rivoli al tempo dei fatti narrati riferiti alla mia infanzia che ho vissuto in un lembo di terra friulana piuttosto distante e diversa dal bosco di Rivoli. Io mi sono commossa davanti ai bellissimi ritratti di una natura selvaggia , tenace, dolce che mi ha riportato alla mia infanzia parimenti selvaggia, tenace, dolce, a stretto contatto di una natura libera che libera mi rendeva. Ho rimpianto la mia infanzia. Ho rimpianto di non aver saputo scovare i diamanti nascosti della nostra bella terra prima di portare i miei figlioli a trascorrere “vacanze” in alta montagna dove un bimbo non può certamente vivere l’ esperienza della libertà totale a contatto della natura come era stato per me e sicuramente per i bambini di Rivoli.
      Io non posso rimpiangere Rivoli, Daniele. Ci passavo di fretta in auto da donna matura.
      Io posso solo rimpiangere il mio piccolo paese di pianura dove vivevo con passione il mio rapporto con la narura,. Io devo rimpiangere la libertà d’ immergersi nelle semplici e splendide bellezze della natura che, a tempi cambiati, non ho potuto concedere ai miei figli trent’ anni dopo. Su un punto hai ragione Daniele: Rivoli è ancora là, intatta com’ era intatta la mia sassosa terra natia della bassa friulana che oggi e’ irrimediabilmente cambiata. Potrei entrare nel bosco incantato di Rivoli e gioire con maturita’, come tu dici, dei suoi inestimabili gioielli riempiendo i miei polmoni di aria profumata di linfe, resine, acque, legni , fiori. Ma non posso farlo, Daniele. Non posso farlo perché non ne riporterei la gioia che quel luogo merita. Oggi non esiste più per me un luogo sulla faccia della terra da cui io potrei trarre gioia, allegrezza, serenità. Oggi l’ unico luogo che io frequento è il mio cuore perché è solo da esso e dai suoi caldi e alterni ricordi che posso trarre la forza per seguitare lungo il cammino.

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