Una storia iniziata prima di molte altre…

Vi sarà di certo capitato di vedere un grosso masso sistemato nel giardino di qualche vostro amico o conoscente. Parlo di uno che sia stato ricavato nelle nostre campagne, troppo voluminoso per essere utilizzato come materiale da costruzione, a meno di frantumarlo e, così facendo, ridurlo a dimensioni tali da poter fare al caso del muratore, costui verosimilmente un nostro avo. Effettivamente e sino a un secolo fa le case dei friulani erano realizzate per lo più con questo materiale, con i sassi, che nella maggior parte dei casi erano ricavati in seguito ad operazioni di miglioramento dei fondi agricoli destinati all’aratura.

geolocarnia

All’inizio del nostro viaggio, mezzo miliardo di anni fa, la porzione che poi andò a formare le Alpi Carniche (in rosa) era associata al Kazakhstan (segnato con la “K”).

Allora si faceva di necessità, virtù… Egli, il soggetto principale di questa storia, è un grosso masso del peso di circa tre tonnellate, ha la forma di un cappello d’alpino e sta nel mio giardino di casa; l’ultima parte del suo tragitto, per la verità pochi chilometri, è avvenuto a bordo di un mezzo munito di apposita gru. Prima di venire alla luce stava in un terreno arato posto sul versante Nord delle colline moreniche in Comune di Rive d’Arcano, quasi sicuramente depositato lì dal Ghiacciaio Tilaventino. Verso la fine degli anni Cinquanta del secolo scorso, succedeva che a ogni passaggio del vomere la punta di questo si rompesse, inevitabilmente. Venne presa la decisione di toglierlo da là sotto. Fu sufficiente fargli spazio liberandolo dalla terra che lo ricopriva, e, così facendo, fu possibile agganciarlo con solide funi d’acciaio per trasportarlo all’esterno del terreno arato. Così avvenne, ed egli fu depositato ai bordi di un torrentello. Lì rimase per oltre quarant’anni. Un tempo, questo, brevissimo, come vedremo, rispetto alla sua lunga storia, che presumibilmente dura dagli inizi delle ere conosciute, in seguito a un incredibile viaggio di qualche migliaio di chilometri.

 

La storia geologica del Friuli ha davvero dell’incredibile; di fatto è iniziata mezzo miliardo di anni or sono da tutta un’altra parte. La Terra, il nostro pianeta, allora era una massa informe in via di stabilizzazione. Non che oggi sia qualcosa di assolutamente immobile, anzi, i terremoti ci ricordano la deriva dei continenti e il Friuli è da sempre terra di sommovimenti tellurici. E’ così che la Terra cambia aspetto, di fatto essa procede a scatti. Mezzo miliardo di anni or sono, per la cronaca di quanto vado narrando, esisteva una landa che stava posizionata sull’equatore, e di questa una parte si sarebbe in seguito spostata verso Nord Est in quello che oggi si chiama Kazakhstan ma anche Monti Urali. Più o meno dallo stesso punto posto sull’equatore, 460 milioni di anni or sono (o Ma, usando il simbolo internazionale) ebbe inizio un altro spostamento, questa volta verso Nord

ordovi

Siamo in vista del Rifugio Lambertenghi – Romanin (1995 m), ed è qui, tra il Coglians e il Volaia, che troviamo quelle che probabilmente sono le rocce più antiche delle Alpi Carniche, dato che risalgono all’Ordoviciano, 450 Ma.

Ovest, di una lingua informe che sarebbe divenuta, qualche centinaio di milioni di anni più tardi, una catena montuosa. Questa ebbe a prendere la direzione del nostro Friuli. Si tratta della catena che oggi conosciamo con il termine di “Dinariche”. Ai nostri giorni essa ha inizio dal Montenegro e sale verso Nord in Croazia e Slovenia, piega quindi verso Ovest e come una sciarpa d’ermellino cinge il confine Nord del nostro Friuli, per poi infine piegare verso Sud Ovest e scendere lungo la Valsugana. Se ne deduce che le montagne spartiacque del Volaia e del Coglians sono tra le montagne più vecchie del Mondo; i fossili che lassù oggi ritroviamo hanno sino a oltre quattrocento milioni di anni. Le prove di tutto ciò sono scientifiche, sono fornite dai dati paleomagnetici e soprattutto paleontologici, giacché le faune del Paleozoico carnico e delle regioni del Kazakhstan e degli Urali coincidono per composizione. Il percorso della micro placca carnico-dinarica, dal suo distacco dal margine kazakhstano fino al suo consolidamento dell’Adria, è durato oltre 200 milioni di anni. Alla fine del viaggio siamo verosimilmente tra la fine del Permiano e gli inizi del Triassico.

 

“E’ un mondo antichissimo il nostro, di fatto è quello degli inizi e oggettivamente oggi noi genere umano, homo sapiens, che siamo arrivati sulla terra quasi alla fine delle ere, facciamo fatica a immaginare lo spazio temporale da allora trascorso. Soprattutto stentiamo a comprendere quale fosse lo stato del nostro pianeta cinquecento milioni di anni or sono, del resto se un’intera catena montuosa ha potuto spostarsi di alcune migliaia di chilometri, qualcosa di inimmaginabile dev’essere successo”.

 

Quella che oggi definiamo pianura friulana, questa agli inizi di questa storia stava sott’acqua, in un mare poco profondo e caldo, un po’ come quello delle attuali Bahamas; mare che successivamente si sarebbe sollevato in seguito alle

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Sezioni fossili di Megalodonti, tipici bivalvi mesozoici che si rinvengono in abbondanza nel Masiccio del Canin. Qui in particolare siamo ai piedi del Sentiero Botanico del Bila Pec, alle sorgenti del Raccolana.

potenti spinte delle placche tettoniche dei continenti. Le conchiglie nate in quel mare, alcune perlomeno, le ritroviamo oggi incastrate sulle rocce alle falde del Monte Canin a duemila metri di altezza. Furono quelli eventi inimmaginabili, lenti, potenti, tuttavia inarrestabili nel loro incedere.

 

La catena delle Dinariche, dopo un lungo incredibile viaggio, si era stabilizzata così come l’ho descritta; la superficie, la crosta terrestre nel frattempo si stava ormai consolidando. Difficile se non impossibile descrivere qui la serie di fenomeni che nel frattempo si erano verificati. A tal proposito Vi invito ad approfondire la bibliografia che troverete in fondo a questo mio intervento. Furono una serie di contro-rotazioni della placca continentale africana iniziate alla fine del Mesozoico, 70 Ma, a creare la catena degli Appennini e delle Alpi oltre ad altre catene montuose in Europa.  Le stesse Dinariche vennero, per così dire, prima formate, quindi schiacciate e infine sollevate a maggiori altezze. Il Friuli fu, in particolare, un punto dove queste forze gigantesche poterono agire in modo sinergico; questo era dovuto a una serie di spinte contrapposte di varia entità, di vario genere. Se potessimo rivedere un film fortemente accelerato di questi sommovimenti, rimarremo estasiati e tuttavia impressionati allo stesso tempo, tali e tanti sono stati i capovolgimenti che hanno avuto come centro ideale il nostro Friuli.

 

Innumerevoli ere nel frattempo sono trascorse, e ora manca meno di un milione di anni ai giorni nostri. La Terra, o meglio, l’Emisfero Nord si stava ora raffreddando, e questo da allora è successo più e più volte, e, quando capitava, pure buona parte del continente europeo si trasformava in una lastra di ghiaccio… In Friuli i fenomeni di glaciazione sono stati appunto numerosi a partire dal Pleistocene, 780 mila anni or sono; l’ultimo di questi va collocato cronologicamente tra 25 mila e 16 mila anni fa. Un periodo relativamente

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Come si presentava in forma e superficie il Ghiacciaio Tilaventino in Friuli durante l’ultima glaciazione, attorno ai 20mila anni fa. L’imponente lingua che si protende verso sud ha plasmato il sistema collinare dell’Anfiteatro Morenico, lasciando un letto di detriti.

recente se rapportato alle centinaia di milioni da anni di cui abbiamo accennato. Le valli del Bacino del Tagliamento furono riempite da una rete di ghiacciai vallivi collegati l’un l’altro da transfluenze del ghiaccio da una valle all’altra. Questi ghiacciai alla nostra latitudine defluivano verso Sud, confluendo in un unico grande ghiacciaio che si affacciava sulla pianura friulana con una lingua espansa tipica dei ghiacciai pedemontani. Peraltro il Ghiacciaio Tilaventino comunicava con quello Carinziano a Nord e a Ovest con quello del Piave. All’altezza di Ospedaletto esso era spesso circa mille metri; tutt’oggi, se guardiamo lateralmente in alto, possiamo scorgere i segni del passaggio dell’ultimo ghiacciaio. Ghiaccio e massi enormi sin dalla Carinzia erano trasportati a valle dal Ghiacciaio Tilaventino, in perenne movimento verso Sud. A cavallo del ghiacciaio anche Lui, il masso, era stato trasportato sin giù alle pendici di quelle che sarebbero diventate le attuali colline moreniche, composte da una grande massa di detriti; era finito là sotto, come dicevo, dopo un viaggio iniziato mezzo miliardo di anni fa. Se non l’avessi disturbato sarebbe ancora là sotto; tuttavia un ultimo comodo viaggio lo avrebbe portato nel giardino di casa mia a far bella mostra di sé. Ogni tanto, lo guardo con ammirazione come se si trattasse di un mio avo, uno a cui donare affetto e riconoscenza per aver dato vita e dunque inizio al tutto.…

 

Fonti principali:

  • Libro “Il Tagliamento”, Adriano Zanferrari, 2006 (a cura dell’Università di Udine)

 

NB: di Enrico Rossi sono la correzione del testo, l’impaginazione, l’evidenziatura in grassetto e la scelta delle immagini con relativa didascalia; tutte le immagini sono prese dal web

Maurizio Di Fant

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2 pensieri su “Una storia iniziata prima di molte altre…

  1. Viviana Alessia ha detto:

    È una trattazione magistrale. Direi che questa lettura, corredata da immagini e didascalie chiare ed appropriate, e’ una vera e propria ” lectio magistralis”. Ho la mia bella eta’, sono una lettrice accanita, ho molto letto del mio Friuli, e particolarmente dell’orografia di questa terra unica. Finalmente comprendo i motivi di tanta peculiarita’, diversita’, unicita’ della mia terra. Una storia geologica fantastica, che sa di magie, quasi di volonta’ superiori che hanno voluto conformare cosi’ un fazzoletto di terra che poteva essere insignificante, monotono e brado come ce ne sono tanti su questo pianeta. Invece viaggi e danze incredibili delle placche continentali hanno fatto di questa mia terra un miracolo di complessita’ e diversificazione del territorio di cui io stessa non finisco mai di stupirmi. Tutto il Friuli e’ un labirinto di frammenti di terre profondamente diverse fra loro, ma che vanno a formare l’ estatica meraviglia di un giardino zen composto sapientemente per donare armonia. Ho letto la trattazione tre volte, aiutandomi con le vostre carte e con quelle di testi che ho in casa sui movimenti delle placche tettoniche Ho compreso lo straordinario viaggio di una terra incredibile che ha in se’ le montagne più antiche del pianeta. Mi risuonano nella mente, incessanti e commoventi, le parole del mio amato professore di Lettere alle Medie che amava svisceratamente il suo Friuli e ci faceva leggere a turno, in classe, i capitoli de ” Le Confessioni di un italiano” di Ippolito Nievo. Amava tanto il capitolo in cui il Nievo racconta la scoperta del mare avanzando fra le zone palustri della ” bassa”. Il mio amato professore ci ripeteva frequentemente le famose parole del Nievo: ” Friuli, piccolo compendio dell’ universo”. E, a quel punto, guardava sempre oltre le ampie finestre dell’ aula, gli occhi lucidi, lo sguardo perso nel nostro cielo terso e luminoso. È stato uno dei Padri fondatori della friulanita’ letteraria. È stato il maggior cantore dell’ intensa malinconia tutta friulana. È un grande poeta. Il brano mi ha fatta tornare con la mente ai magici momenti in cui un poeta buono e sensibile sapeva collocare nel cuore delle sue allieve, con voce rotta dall’ emozione, l’ amore profondo e incancellabile per questa terra che comprende, per un misterioso incantesimo, ogni altra terra conosciuta. Il Friuli e’ un miracolo. Viviamo le nostre giornate dentro un miracolo e non ci pensiamo mai.

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  2. Maurizio Di Fant ha detto:

    Buongiorno signora Viviana Alessia, sono Maurizio Di Fant l’autore di questo pezzo. Sono davvero commosso dalle Sue parole, che apprezzo tantissimo. Davvero il nostro Friuli ha una storia che ha dell’incredibile, che come vediamo ha inizio dalla notte dei tempi. Sono un ricercatore storico quasi a tempo pieno, spero prossimamente di poter pubblicare altre storie, alcune inedite e tuttavia non meno interessanti.

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