Palloncini di pace a Capriva

Ogni anno, in occasione della Domenica delle Palme, l’Associazione Donatori Volontari di Sangue, sezione di Capriva del Friuli, organizza il “Lancio dei palloncini per la pace”, appena fuori dalla Chiesa del Santissimo Nome di Maria. A ogni bambino (e non solo) viene consegnato un palloncino, a cui può attaccare un cartellino con il suo personale messaggio di pace. Poi, si fa il conto alla rovescia… e i palloncini vengono lasciati liberi nel cielo primaverile. Quando cadranno, qualcuno troverà il messaggio che portavano con sé.

Assistere a questo momento è sempre emozionante. La comunità si stringe attorno ai bambini che imparano la pace o, forse, ce la insegnano. La trepidazione durante la preparazione al lancio è palpabile. Gli occhi di grandi e piccini si uniscono a seguire quei palloncini, ali per i messaggi più semplici e sinceri.

Per diversi anni ho lanciato il palloncino con il mio messaggio. Negli ultimi anni, invece, mi piace fotografare questo momento, dai preparativi al lancio. Naturalmente, nella maggior parte delle foto i bambini sono i protagonisti, quindi pubblico qui soltanto le poche foto in cui essi non sono direttamente riconoscibili.

Micol Boschin

 

 

 

 

 

 

 

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Il campanile investito di pace!

 

 

 

Qualcuno un palloncino lo tiene per sé…

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Un pensiero su “Palloncini di pace a Capriva

  1. Viviana Alessia ha detto:

    Cara Micol, ho guardato tante volte e per tanti giorni le tue belle foto sulla festa della pace di Capriva. Non riuscivo a scrivere perché l’ anima mi si stringeva nella commozione dei ricordi. Anche io ho guidato molti piccoli a costruire ” la festa della pace” . Cominciai più di trenta anni fa assieme al gruppo delle colleghe di lavoro. L’ idea, in verità, era partita dal gruppo dei rappresentanti di classe della scuola in cui insegnavamo. Accettammo al volo. Tutti i bambini del plesso prepararono un disegno o una letterina in cui scrissero le loro parole sulla pace, il loro nome, cognome e indirizzo, arrotolarono il loro prezioso messaggio, lo legarono a modo con un filo di nylon sottile e lo consegnarono alle docenti. I rappresentanti procurarono due bombole di elio per gonfiare i palloncini da loro stessi acquistati : tutti bianchi come le nuvole che scorrevano leggere e spumeggianti sui cieli e che s’ affrettavano a far largo all’ azzurro per accogliere la Pasqua. Era tutto pronto per quella festa originale mai vista nel borgo popoloso ai margini della città, chiuso tra due grossi fiumi. Io e la mia splendida rappresentante di classe abitavano vicino. Ebbene, siccome tutti avevano da preparare le valigie per le vacanze pasquali, ci dovemmo rassegnare a fare il grosso del lavoro io e lei. Suo figlio già giovanotto, di poche parole e gran cuore, portò nel giardino del condominio le bombole di elio all’ una della domenica delle Palme avvertendo me e sua madre di non tardare di un colpo. Io arrivai trafelata coi miei cesti stracolmi di biglietti raccolti in tutte le classi, Edyt uscì di corsa piu’ e piu’ volte dal suo garage coi pacchi di palloncini. Il ragazzo li gonfiava ad uno ad uno insegnandoci come chiuderli in sicurezza. Lui gonfiava, Edyt ed io chiudevamo e legavano ad ogni palloncino il filo di nylon che stringeva con cura il messaggio di ciascun bimbo del borgo. Il lavoro fu intenso, scandito da qualche rimbrotto del nostro giovanotto che ci sorvegliava attento e le ciance divertite che rendevano piu’ leggero il lavoro mio e di Edyt.
    Il ragazzo raccoglieva veloce a mazzi i palloncini e li portava nel loro vasto garage, che era stato svuotato per l’ occasione. Il tempo volò e alla fine nel garage svolazzavano a mazzi legati a colonnine di pesante ferro almeno trecento palloncini. Chiudemmo finalmente il garage di Edyt che già’ il sole tinteggiava d’ arancio e viola il cielo. Tutti e tre ce ne andammo a mangiare ineffabili panini ripieni alla tavola calda del centro commerciale di quel lembo di città comunicando alle rispettive famiglie che per la cena dovevano cavarsela da soli. Noi tre si rideva dei momenti di panico in cui i palloncini ci erano scoppiati in faccia, si parlava dell’ organizzazione del prossimo mercoledì, ultimo giorno di scuola, e del lancio corale dei palloncini. Tornammo a controllare il fantasmagorico garage di Edyt quando la sera imbruniva ormai i nostri palazzoni. Alle dodici del mercoledì di pasqua le maestre portarono tutti i bambini sul prato immenso della nostra scuola. I rappresentanti arrivarono sorridenti stringendo fra le mani i mazzi di palloncini, suddivisi per classe da loro stessi. Ogni piccolo ricevette il suo prezioso palloncino perché sul rotolino i bambini avevano scritto in caratteri grandi il loro nome e cognome. Quando tutti furono pronti, le docenti piu’ giovani e alcuni papa’ che sapevano suonare la chitarra si posero al centro della ressa ed intonarono con le loro belle voci, accarezzando le corde, ” Imagine ” di Lennon. I bimbi lasciarono andare i fili, i palloncini bianchi s’ alzarono in volo. Tante belle voci maschili e femminili si unirono alla melodia di “Imagine”: tutto il prato della scuola e i campi intorno s’ erano riempiti infatti di genitori, nonni, fratelli maggiori, abitanti e perfino automobilisti di passaggio. La folla era immensa, stregata dal cielo azzurro fitto di palloncini che diventavano via via minuscoli puntini candidi, stregata dal struggente canto corale che non voleva fermarsi piu’ e che accompagnava quei palloncini verso l’ immensità. Qualche madre piangeva commossa. Qualcuna diceva di sperare e sperare sempre per il futuro dei figli. Il cielo infine non lasciò più vedere nulla, se non la sua luce di cristallo. I genitori presero allora per mano i loro figlioli e lasciarono la scuola salutando con le mani, e con le mani mandando baci schioccanti verso le maestre che avevano portato nel borgo quella inusuale festa di pace. Noi maestre ci salutammo, stanche, ma contente. Io presi per mano i miei figli scolaretti e mi avviai verso casa ascoltando serena le loro grida di gioia, i loro momenti più emozionanti. Son passati ben trentaquattro anni da quel giorno . Negli anni seguenti la festa si ripeté, sempre piena di allegria, serenità, speranza. Lasciai purtroppo quella scuola e quel borgo così familiare. La mia vita cambiò. Ho lavorato ancora per circa trent’ anni nelle scuole, ma non vi ho più visto festeggiare la festa più bella. Il tuo articolo , Micol, mi ha portata ad un tempo lontano, felice, sereno, sempre pieno di novità, genti amiche, affetti indelebili, ricordi commoventi. Sai Micol, non solo nel borgo marginale, ma in tutta quella grande città si sparse la voce della festa della pace della nostra scuola e l’ incredibile notizia che un bambino di una classe prima di Venezia aveva risposto al piccolo scrittore di pace della nostra scuola pregandolo di insegnargli a fare la festa della pace anche a Venezia : aveva trovato il palloncino e il biglietto abbarbicati ai rami degli alberelli della sua calle; più incredibile ancora la lettera che arrivò ad uno scolaro di classe quarta cui scriveva un coetaneo della lontana Pieve di Cadore che aveva ritrovato il palloncino sgonfiato e il biglietto sul prato dietro casa sua. Ne parlarono perfino i quotidiani locali. Noi non li avevamo certamente informati di nulla, anzi neanche il capo d’ istituto era stato informato e invitato, tantomeno esponenti politici zonali : era la festa dei bambini del borgo, la festa del loro futuro. Spettava solo a loro la gioia e la gloria di un giorno cosi’. Non volevamo appariscenza. Hai fatto la cosa giusta Micol: hai fotografato cieli, palloncini in volo, bimbi anonimi intenti al loro tenero compito. Niente facebook, niente instagram, niente facce tronfie di genitori e adulti che creano “eventi” per postarsi su ridicole foto a mo’ di vecchia Hollywood. Hai capito piu’ verita’ tu , giovane Micole, che attempate nonnone incapaci di rassegnarsi agli anni e farsi piu’ in la’, ché il mondo loro lo hanno gia’ vissuto in qualche modo. Come possono essere credibili nei loro afflati di benevolenza, beneficienza, iniziative svariate se non capiscono nemmeno che la peculiarita’ di queste condotte di cura ed attenzione verso i piu’ deboli richiede la discrezione? Come dice la bellissima lettera di san Paolo: “… la carita’ non si vanta, non si gonfia…” . Sei molto giovane Micole, ma sei sulla strada giusta. Hai costruito anche tu la pace, sai cosa significa. Adesso fai quanto puoi per mantenere viva la festa della pace della nostra Capriva. Verrò a vederla. Ma, se puoi, cerca compagni e compagne che ti aiutino a diffondere la festa più bella e vera che ci sia. Cercate aiuto nelle maestre e nei genitori delle scuole dei nostri paeselli friulani forse riservati, ma sempre generosi, magari pure nelle nostre parrocchie. I piccoli hanno bisogno di rassicurazione. Mai come adesso abbiamo bisogno di vedere palloncini portare in alto tra le nubi soffici e i cieli azzurri della primavera i sogni e le speranze dei nostri piccoli, il loro bisogno di vita, di aiuto, il loro bisogno di una comunità partecipe e protettiva.

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