Gli Stavoli Orias

orias

La Val Pesarina tra panorami, borghi autentici e chicche di tutti i tipi, come d’altra parte ogni vallata delle nostre montagne è capace di ostentare, ospita quello che pare essere un borgo a tutti gli effetti. Si tratta degli Stavoli Orias, tutt’altro che ordinari per la loro disposizione, come tra poco vedremo. Ci troviamo poco più a nord del villaggio di Truia, in Comune di Prato Carnico, a circa 1006 m slm. Il contesto è quello di una macchia di radura circondata da boschi su un falso piano, dotato anche di terrazzamenti di origine umana, il tutto alle pendici del Monte di Truia (1417 m slm).

Per comprenderne l’utilizzo bisogna innanzitutto esplicitare cosa sono. Si tratta di costruzioni rurali, comparse sin dal Medioevo, tipiche delle Alpi Carniche e che si collocano tra i paesi e le zone d’alpeggio in quota. La loro funzione era principalmente quella di ricovero per il bestiame che doveva spostarsi dal fondovalle verso i pascoli d’alta montagna, mentre strutturalmente sono ben riconoscibili dai tipici tetti notevolmente spioventi. Queste pause erano necessarie per gli animali, che dovevano, infatti, superare un periodo delicato, tra sbalzi di quota e cambiamento dell’alimentazione. Il ricovero era essenziale anche in caso di forti intemperie. Gli stavoli, pur nella loro semplicità, erano edificati attentamente e sempre col fine di ottimizzare le loro funzioni. Generalmente i due piani in cui si ripartivano normalmente gli spazi consistevano nella stalla al pian terreno, così da poter sfruttare la pendenza per semi-interrarla, e nel fienile al piano superiore, in modo tale che la maggiore aerazione facesse seccare il fieno più velocemente, grazie alle grosse finestre a griglia. Alcune volte poteva essere presente anche uno spazio per il fuoco, uno per la lavorazione del latte e un altro per il pernottamento del pastore, pur rimanendo comunque delle dimore temporanee.

Mentre tradizionalmente i carnici edificavano uno stavolo per ogni appezzamento, e quindi per ogni proprietario, di solito senza altre costruzioni nei dintorni, gli Stavoli Orias sono stati organizzati a formare un piccolo agglomerato, una sorta di borgo di una dozzina di edifici, alcuni dei quali proprio contigui tra loro. Un’altra particolarità di questa singolare borgata è data dall’orientamento, che, infatti, è praticamente sempre lo stesso, tranne che in due casi, col tetto che scende solo per il lato est e per quello ovest. Per tutte queste peculiarità vengono popolarmente chiamati “Sciolas”, ossia “Signore”, dato che ricordano delle signore sedute e intente a guardare su un ciglio, ossia la località di Orias. Inoltre pare che il complesso sia stato interamente costruito in un intervallo di tempo decisamente breve per l’epoca, stimato in circa 15-20 anni. I lavori, infatti, si collocarono tra fine ‘700 e inizio ‘800, quando la bassa disponibilità di risorse economiche e le tecniche ancora arcaiche avrebbero teoricamente richiesto un tempo maggiore. I materiali di costruzione sono naturalmente la pietra, per la muratura, e il legno, per il piano elevato, gli unici disponibili fino a non molti decenni fa nelle remote zone montuose. Mentre la copertura risulta essere costituita da scandole in laterizio, le planelas, ossia le tipiche tegole carniche; in genere più raramente di legno.

Oggigiorno parte degli stavoli è stata restaurata, e, avendo ormai perso il loro antico fine, sono stati convertiti in case vacanza, risultando abitati o dai diretti proprietari o in affitto. Tuttavia non vengono affatto lasciati al loro destino, né tantomeno in balia di libere modifiche. Per i caratteri che rispecchiano l’architettura tradizionale carnica sono stati vincolati, e tra i divieti vi è, per esempio, quello di non poter assolutamente sostituire le planelas con altri generi di coperture. Per giungere in loco basta staccarsi dalla Regionale 465 a Osais, proseguire per Truia, quindi per i successivi stavoli. Partendo a piedi da Truia, invece, si impiega soltanto un quarto d’ora circa. Sicuramente la passeggiata è più azzeccata per giungere in vista della radura di Orias, potendo in tutta calma godersi ogni metro di questa parte di vallata. Per un itinerario più completo si può anche partire da Osais o da Pieria, entrambi sulla Regionale. Una volta giunti sul posto, il panorama spazia dai Monti Arvenis, Tamai e Zoncolan, a est, alla Creta di Mimoias, a ovest, dalle Dolomiti Pesarine, a nord, alla catena che separa la vallata dalla zona di Sauris, a sud.

Foto da: mapio.net

Fonti principali:

Enrico Rossi

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