Una realtà friulana che pochi conoscono: VivaBioCell

Nella nostra realtà si parla di dibattiti etici sulle cellule staminali, ma in realtà quanto ne sappiamo? La maggior parte della popolazione non è a conoscenza che nel 2005 è stata chiamata a votare per dare la possibilità ai ricercatori di utilizzare le cellule staminali nell’ambito della ricerca, ma non fu raggiunto il quorum: probabilmente anche per una mancata conoscenza dell’argomento, infatti, solamente il 25,9% della popolazione andò a votare. Nonostante tutto l’Italia, sebbene i fondi per la ricerca siano minori rispetto alle altre nazioni d’Europa, è al primo posto per quanto riguarda la ricerca sulle cellule staminali (per saperne di più clicca qui).
Focalizzandoci sul nostro Paese, possiamo fare queste considerazioni in merito all’uso di queste cellule:
1) è necessario avvalersi di cellule importate dall’estero per poterle utilizzare (in quanto non si possono trattare).
2) è necessario essere supportati da paesi esteri per poterle smaltire.
Queste cellule possono portare alla rigenerazione di tessuti e organi danneggiati senza avere il problema del rigetto da parte del paziente stesso, in quanto le cellule vengono prelevate dal malato. Queste sono state inizialmente testate su animali e tra qualche anno di ricerca verranno applicate all’uomo.
Anche la realtà Friulana sta ottenendo benefici, grazie alla possibilità dell’utilizzo delle staminali sui cani come cura per l’osteoartrite e per altre patologie; possibilità derivata dall’operato di un’azienda specifica nel suo settore, VivaBioCell.

Fonti principali:

Mary Tomat

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3 pensieri su “Una realtà friulana che pochi conoscono: VivaBioCell

  1. Viviana Alessia ha detto:

    Anche io ho partecipato al referendum sull’ uso delle cellule staminali. Certo l’ argomento si è prestato ad interpretazioni varie che hanno creato dubbi e incertezze nella gente. Ma credo che troppi non avessero alba di cognizioni adeguate per recarsi alle urne con un si o un no pronto in tasca. Di più, la gente non pensa mai che prima cominci a lavorare intensamente ad una sperimentazione medico-scientifica, prima produrrài un numero di risultati utile ai confronti fra vari centri, alla messa a punto di un sistema di prove e verifiche, e primai arriverài a trarre conclusioni condivise e utili per proseguire la ricerca di concerto con tanti laboratori.
    E’ anche vero che la gente ha paura quando la scienza medica riesce a fare un salto più alto del solito: preferisce i piccoli passi che il pubblico non vede e il risultato bell’ e sfornato, con tutti i suoi vantaggi. Comodo! La gente va educata a partecipare direttamente anche al cammino delle scienze assumendosi tutte le responsabilità del caso. Anche la scienza deve partecipare al cammino difficile della democrazia. Ricordo benissimo quando il professor sudafricano Barnard operò di trapianto al cuore il primo paziente. Ero giovane , ma attenta a queste cose. Pensai e dissi con semplicità in casa mia che era un bene ciò che Barnard aveva fatto perché la scienza medica aveva il dovere di progredire e celermente. So che i giovani la pensavano come me. Mia nonna ed una signora che all’ epoca avrà avuto quarant’ anni si guardarono intensamente negli occhi, poi la signora mi disse con durezza: – Speriamo che le cose non vadano avanti.
    Mia nonna , di fronte al mio stupito volto interrogativo , aggiunse prontamente:- Il perché è semplice come il sole mia cara : andrà a finire che toglieranno il cuore dal petto dei poveri per metterlo nel petto dei ricchi!
    Ci pensai, eccome, alla terribile frase di mia nonna, ma nella fiducia della giovinezza, pensai anche che i medici non avrebbero mai fatto cose del genere. Col passare degli anni i trapianti sono diventati pratica clinica. Certo, nei primi anni qualche giornale del tempo sventolava agghiaccianti notizie di sparizioni di fanciulli nel terzo mondo e lasciava aperte e sospese nel vento terrificanti ipotesi. Tuttavia, nella speranza vivida che i fatti velatamente suggeriti da certa stampa fossero solo, appunto, squallide ipotesi il cui scopo era riportare il tempo indietro, tutti andarono avanti. Ed io stessa posso dire di aver pregato in cuor mio per persone che avevano bisogno di un trapianto. E ho conosciuto madri generose che hanno fatto salva la vita di persone o l’ hanno radicalmente mutata ad altre con il più prezioso dono che una madre possa fare all’ umanità: il dono degli organi di suo figlio, quel figlio che s’ era costruito con mistero, ma con determinazione nel suo grembo, quel figlio che una madre considera ben più che la sua carne stessa e per la vita del quale non esiterebbe a patire la più straziante delle morti.
    La scienza medica ci appartiene, può decidere il nostro benessere, il nostro malessere, la nostra vita, la nostra morte. Non è accettabile che la gente non si informi compiutamente sulla realtà scientifica. Non è accettabile che si disertino le urne di un referendum che riguarda la salute di tutti. Bisogna informarsi da varie fonti, ascoltare ricercatori, medici, pazienti. Riflettere chiedendosi soprattutto: “E se io mi trovassi in stato di necessità? Se vi si trovasse uno dei miei? Ma, soprattutto, se mio figlio si trovasse in stato di bisogno? “. La nostra partecipazione alla medicina passa per poche, elementari domande, e attraverso i processi democratici che devono costruire tutta la nostra civiltà.
    Se la situazione prospettata dal quesito posto ai cittadini dovesse proprio configurarsi un feroce patto col diavolo, allora giusto sarebbe andare in cabina e scrivere : NO. Ma bisogna andarci, bisogna dimostrare di aver ragionato a fondo, di aver praticato gli erti sentieri della Democrazia perché la Democrazia non ci è piovuta sulla testa a mo’ di spirito santo: ce l’ hanno donata nel corso di millenni milioni e milioni di vittime innocenti sacrificati sui sanguinari altari delle tirannidi e delle guerre. E qua non si va a votare! Vergogna! Tutti abbiamo tanto di cui vergognarci, ma rifiutare di adire la libera cabina elettorale è una vergogna che grida vendetta al cospetto di dio, ma soprattutto al cospetto dei nomi impressi nei monumenti ai caduti che abbiamo eretto anche nei più sperduti paeselli, al cospetto di tutti coloro che sono scomparsi, trucidati e sono sepolti senza il lume del ricordo sotto le vestigia delle città, sotto i campi di papaveri, grano, fiordalisi, mais, girasoli. Pensateci quando i vostri occhi si perderanno nelle nostre sterminate pianure ben coltivate che toccano all’ orizzonte il nostro cielo luminoso . Vedrete che la prossima volta che le urne vi chiameranno a deporre il vostro prezioso parere non mancherete all’ appello.
    È umiliante comunque, nel caso in questione, dipendere dalla ricerca di laboratori stranieri, umiliante effettuare operazioni routinarie chiedendo la disponibilità di laboratori stranieri. È perfino incredibile in un paese che da quaranta anni pratica l’ aborto… Ma andiamo! Lasciamo che i nostri ricercatori , che già sono pochi, facciano il loro lavoro come si deve nei nostri gia’ scarsi laboratori. Cerchiamo di partecipare al progresso anche, se non altro , per controllare che si tratti di progresso: la democrazia ce lo consente, basta praticarla!

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  2. Mary ha detto:

    Gentilissima Viviana,
    ho letto tutti i commenti che ha fatto sulla nostra pagina e li trovo molto accurati ed esaustivi.
    In merito al caso delle cellule staminali ha preso in considerazione il tasto più dolente di tutto il nostro Paese. Faccio un piccolo esempio: in altri stati d’Europa l’educazione scientifica inizia dal corso di primo soccorso per operatori non sanitari promosso gratuitamente dalle scuole. Purtroppo da noi non è così: sarà una questione culturale? Probabilmente si, ma attraverso l’informazione possiamo migliorarci e attraverso i nostri due siti Forum Julii Project e Fusione della Scienza 3 non facciamo altro che divulgare ciò che apprendiamo ogni giorno, citando tutte le informazioni reperibili sull’argomento.
    La ringrazio per i suoi commenti, sempre pieni di valide riflessioni che solitamente non vengono così ben esposti.

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    • Viviana Alessia ha detto:

      Mary carissima, ti leggo solo adesso. Ho tempo ora, eppure esso mi sfugge comunque. Lo so fin troppo bene che all’ estero l’ educazione scientifica ha spazi, metodiche e valenze che noi nemmeno immaginiamo. Io sono certa che il nostro ritardo in cultura scientifica condizioni pesantemente molti aspetti della ricerca medica, della sperimentazione, della cura delle malattie ad alta complessità. È un dato di fatto. E sono profondamente convinta che sia un problema culturale. La formazione scientifica autentica non è in antitesi come ancora si tende a credere, con una valida formazione umanistica poiché entrambe hanno come obiettivo la comprensione e la cura dell’ uomo nella sua interezza: mente, corpo, psiche, spirito. Il fatto è che nel nostro paese questi concetti non riescono ancora a radicarsi e fruttificare come dovuto. Da un lato falsi e oscurantisti miti sull’ inconciliabilità fra umanesimo letterario e scienza; dall’ altro smaccati interessi economici che devono trovare fine una buona volta! L’ uomo ha il diritto di vivere i suoi progressi scientifici perché sono la cifra della sua libertà e dignità. Tutti gli uomini hanno diritto a fruire dei progressi scientifici perché tutti hanno gli stessi diritti, per ovvietà naturale non solo perché lo dichiarano le carte costituzionali degli stati. La dignità umana viene prima del suo inscriversi sulle candide pagine che danno forma agli stati. Tutti gli uomini hanno diritto alle cure più efficaci che la scienza riesce a mettere in campo e deve esercitare tale fondamentale diritto nella terra che gli ha dato i natali, nella terra in cui egli ha faticato e pagato per poter essere curato al meglio nel momento del bisogno. Io non accetto più che il mio paese arranchi, tiri a campare su questioni di tale portata. Il paese deve essere in grado di garantire ricerca e cura validata anche per le malattie più difficili e complesse. Si tratta di rispetto, di riconoscimento dell’ uomo e del cittadino. Si tratta di far agire consapevolmente nei cittadini i diritti basilari della democrazia di cui lo stato è promotore e formatore, sin dalla più tenera età dei cittadini stessi.
      Io sono oltremodo felice di sapere che ci sono giovani che lavorano alla ricerca scientifica con passione: è evidente che ne percepiscono le valenze ampie ed irrinunciabili. E sono ancor più felice se so che questi giovani illuminati informano, parlano della loro scelta, ci aggiornano sulle problematiche che incontrano, sui progressi che essi riescono a portare avanti.
      Cara Mary, abbiamo terribilmente bisogno di sentire le vostre voci. Non temete: le vostre richieste di aiuto non cadranno nel vuoto. La gente vuole verità, vuole ciò che le spetta e niente le spetta piu’ della salute. Saprà chiedere, saprà darvi gli spazi e gli strumenti. Certo, ci vuole tempo, pazienza, informazione chiara, corretta , determinata. La comunità civile ha una grande capacità di mobilitarsi ed agire per le giuste cause, basta guardare a quanto s’è fatto sul versante cancro, a quanto si sta facendo sul versante dei micidiali Disturbi Compulsivi dell’ Alimentazione. Le difficoltà e la disperazione covano a lungo e poi, ad un tratto, scopri che la società ha acquisito consapevolezze che erano solo di pochi. Trovi miracolosamente uniti malati, famiglie, medici, ricercatori che lottano insieme per ottenere ciò che il libero e democratico cammino della scienza ha mostrato loro come soluzione migliore al male ingiusto ed inaccettabile. Parlateci Mary, parlateci delle vostre faticose giornate tese alla sconfitta della sofferenza.

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