Udine alternativa

Udine incanta coi suoi monumenti, i colonnati, le piazze-salotto, il panorama dal Castello, gli eventi enogastronomici e culturali. In quelle occasioni ribolle del calpestio dei visitatori, delle chiacchiere, dei tintinnii dei bicchieri d’aperitivo. Ma c’è una Udine silenziosa e discreta, che respira senza affanno e senza russare; il formicaio delle sagre pare cosa d’altri tempi. Eppure è la stessa città, stessi angoli, stessa indiscutibile bellezza. Quello che molti chiamano “città morta” è in realtà uno stato in cui potersi calare senza dover scandire il proprio tempo con passi frenetici, bagordi, acquisti insaziabili. E’ lo stato che ci permette di fare a tutti gli effetti i turisti a casa nostra, perderci nella contemplazione di ciò che ci circonda, rallentare le lancette e godere al massimo della propria città, letteralmente vivere la città, magari dormiente ma mai così scoperta. Si colgono gli attimi, si interpretano piccoli gesti, si osservano dettagli, l’armonia delle sensazioni prevale una volta per tutte sulla fretta, il caos, il disturbo.

Enrico Rossi

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Perdersi in un bicchier di vino, febbraio 2017 – Udine (UD) (Matteo Paoluzzi)

 

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Luci fugaci, febbraio 2017 – Udine (UD) (Matteo Paoluzzi)

 

Bambina papà - movimento

L’uomo è di passaggio, le idee rimangono, giugno 2016 – Udine (UD) (Matteo Paoluzzi)

 

Bambini

Nella piazza dei loro padri, giugno 2016 – Udine (UD) (Matteo Paoluzzi)

 

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Colonne d’Ercole, giugno 2016 – Udine (UD) (Matteo Paoluzzi)

 

Porta

Come una bacheca dei vizi, giugno 2016 – Udine (UD) (Matteo Paoluzzi)

 

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Alberature di pietra, giugno 2016 – Udine (UD) (Matteo Paoluzzi)

 

Casa della musica

Note dietro le mura, giugno 2016 – Udine (UD) (Matteo Paoluzzi)

 

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Loggia in sfumature di grigio, giugno 2016 – Udine (UD) (Matteo Paoluzzi)

 

NB: i titoli sono stati scelti da Enrico Rossi

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3 pensieri su “Udine alternativa

  1. Viviana Alessia ha detto:

    Foto bellissime, inaspettate, inusuali. Mi riportano sì a quella Udine che percorrevo rapida con le care compagne di giovinezza per recarmi a scuola, per correre alla stazione dei treni e degli autobus sul far della sera , quando arrivava l’ ora del rientro al paese. All’ improvviso quel particolare storico ed artistico di cui ti aveva tanto parlato la solerte professoressa di Storia dell’ Arte, quel termine lessicale che avevi scordato era li’ come per magia. E la tranquillità delle strade e stradine, la voglia matta di fermarsi per un vero, enorme gelato all’ Orsa o da Pancera, in attesa dell’ apertura pomeridiana dei negozi. Uno sguardo voglioso e incantato sulle splendide vetrine di Basevi, di Miola, di Bata per correre quindi ai grandi magazzini dell’ Upim e del Lavoratore. Potevi comprati sempre qualcosa di ” cittadino “, foss’ anche il completino intimo da pochi soldi, ma dalle affascinanti trasparenze. E poi via a perlustrare le librerie di sempre, sempre brulicanti di giovani, libri, buon odore di legno antico e carta stampata. Tornavi sempre fuori col tuo oscar economico in mano e una storia su cui già fantasticavi. E via, poi, a correre, coi tuoi preziosi gioiellini tra le mani, tra le vie che risuonavano di lievi scalpiccii, sotto le luci fioche di autentici lampioni antichi. Un ultimo volo tra i profumi delle magnolie di via Roma, le gare allegre lungo i gradini interrati della gremita stazione che portavano alla banchina del treno.
    E le domeniche passate alle prime di “Romeo e Giulietta” del mitico Zeffirelli, del proibito ma frequentatissimo “Helga” che voleva insegnarti la verità sulla vita di una giovane donna, de ” L’ ultimo tango a Parigi” col favoloso Marlon Brando che costringeva ad un’ attesa fino in fondo alla colorata via Poscolle e alla vetrinata via Zanon. Bellissime e artistiche allora le sale cinematografiche del centro. Nessun bagordo, nessun clamore nelle piazzole e nelle strade. I giovani si muovevano con educazione in questa cittadina dove frequentavano le scuole superiori. Avevano rispetto del loro ambiente. Camminavano a frotte ovunque, sparpagliati, ma disciplinati . E quante volte la loro inconsapevole giovinezza ha incrociato senza farci caso le fronti corrugate e pensose dei grandi politici che allora facevano grande la città e la nostra terra: i mitici Mizzau, Toros, Biasutti che uscivano pensosi dall’ esclusiva, antica eppur sempre accogliente “Speziaria pei sani”. Parlottavano fra loro coi volti assorti, intenti ai sogni di un Friuli e di una lingua da portare nel mondo politico, nella cultura, con cultura.Già si preparava il primo seggio friulano al Parlamento europeo.
    E la biblioteca superba e silente in cui trovavi sempre ciò che ti occorreva per ricerche, tesine, curiosità, enigmi e dubbi amletici.
    Il moderno Palamostre con le sue piscine. Chi non ha preso treno, corriera, motorino, bicicletta per arrivare trafelato agli allenamenti giocosi pieni di facezie e fresche risate in quelle che erano tanti, tanti anni fa le prime piscine pubbliche?
    Le giostre di Piazza Primo Maggio, la sua fontana meravigliosa e i grossi pesci rossi della sua vasca! Oh! Chissà quante semplici gioie mi sfuggono ora della Udine che fu? Ah! Ecco: le due indimenticabili nonnine dello slargo della piazzetta dove oggi trova spazio il teatro Giovanni Da Udine che nella loro casupola preparavano per i ragazzi il gelato più gustoso dell’ universo. Dio, quanto me ne faceva mangiare il mio amore che in Udine era cresciuto, pur se non nato. E le fresche fette di anguria che ingollavamo io e lui avidamente lungo l’ arioso Viale Trieste, facendo a gara con le altre coppie di amici? Non sentivamo il bisogno di postarci su un video maldestro e planetario perché vivevamo l’ attimo nella sua pienezza, nella sua autenticità, nella sua unicità. Non portavano mai con noi nemmeno la macchina fotografica.
    Tramite brave persone, chiese, scuole mai mancava il premuroso, silente e dignitoso aiuto ai poveri, ai bisognosi, agli orfani. Tutti partecipavano come potevano, dai cittadini agli studenti di tutta la provincia e a nessuno passava per la testa di esibire foto della loro generosità. C’era altruismo vero a Udine, una volta, non narcisismo che nasconde magari la brama di arrivare in lista alle prossime elezioni… ” La carità non si vanta, non si gonfia…” come dice San Paolo.
    Gli eventi culturali si tenevano nel riserbo della cura speciale che meritano, reclamizzati da semplici volantini nelle scuole, nelle librerie, nei negozi e bar della città. Eppure non sono stati pochi i pensatori e gli artisti che son venuti ad onorarci con la loro presenza ed illuminarci con la loro sapienza. Era una piccola città a misura d’ uomo, Udine, una piccola città in cui non trovavi giovani ragazze e donne appollaiate su alti sgabelli ingombranti il cammino intente a tracannare alti, assurdi calici di birra, mentre le amiche scattano coi cellulari e via… subito in vista sulle bacheche planetarie. Mi domando se si tratta di avvisi di vendita o di avvisi d’ acquisto…
    Udine non vedeva sagre dove non si fa altro che bere il vino di risulta delle cantine, piatti dai prezzi esorbitanti e dalla qualità dubbia; a Udine non si faceva frastuono fino a ore impossibili con feste del bianco, del DOC, del borgo & C. sempre per riempire i social di inutili facce fotoshoppate e piatti pieni di inutilità: o mangi e taci, come dice l’ aforisma, o lasci tutto in pentola per gli altri: che fotografi, pure il caffellatte adesso?
    Udine aveva la sua scintillante, silente e preziosa Madonna delle Grazie dove potevi raccogliere la tua anima nel silenzio e cercare conforto in una candelina tremula, una risposta presso fraticelli pazienti che sapevano ascoltare. Udine aveva il suo ieratico Duomo, vetusto gioiello che incuteva timore e rispetto solo a vederlo dalla sua piazza allora vasta e luminosa.
    A Udine potevi ancora correre in bicicletta col vento tra i capelli e lasciare che ovunque in bicicletta i tuoi figli si spostassero. Io non entro a Udine da anni: non riconosco più la mia cittadella. Eppure vorrei tanto passeggiare ancora fra il profumo delle magnolie stellate, udire il gorgoglio leggero delle acque che corrono a tratti sui bordi delle strade, radente le mura di antichi caseggiati , udire il saluto gentile di volti noti di persone riservate e gentili. Sì, perché la cifra di Udine era riservatezza e gentilezza, rispetto degli altri e dignità nel porsi agli altri, lontano da riflettori che a tutto fanno pensare fuorché a dignità e gentilezza. Era la semplice, elegante, onorata Udine di non tanto tempo fa. Cosa l’ha smarrita a tal punto?

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    • reds95 ha detto:

      Buongiorno signora Viviana. Personalmente ci hanno molto colpiti i suoi commenti quanto a bella forma espositiva e ricchezza di contenuti. Ci chiedevamo se avrebbe piacere a collaborare con noi per questo stesso blog con testi di varia natura, lasciando libertà di scelta sull’argomento. Azzarderei anche a chiederle se fosse possibile anche recuperare i tre commenti che ci ha lasciato e riadattarli ad articoli veri e propri.

      – il team

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  2. Viviana Alessia ha detto:

    Cari ragazzi, mi onora e commuove la vostra richiesta di collaborazione. Io sono una persona semplice, che ama le cose genuine e per questo il vostro sito mi ha colpito ed ho trovato naturale e bello commentare i vostri articoli e le vostre foto. Tuttavia io non sono fatta per la stesura di articoli su blog, né saprei inserire immagini. Non sono un ” nativo digitale”. Preferisco, se mi viene concessa la possibilità di farlo, commentare con partecipazione ciò che altri postano. Mi riesce meglio, mi dà più carica. Voi siete giovani capaci, pieni di iniziativa e buona volontà e sono certa che avrete molto successo. Basta la genuinità e la pazienza di operare, nella consapevolezza che chi compie un’ opera di informazione-formazione lo fa per esprimere il meglio di sé stesso ed arricchire gli altri. Credetemi, ci sapete fare. Continuate a pubblicare i vostri articoli chiari e ben strutturati così come sono. Continuate a pubblicare le foto della vostra terra come avete saputo fare. Io non mancherò di seguirvi. Quanto alla trasformazione di miei commenti in articoli veri e propri non mi trovate affatto d’ accordo proprio perché ciascuno di noi ha la sua cifra e peculiarità espressiva e di contenuto inconfondibile ed irripetibile, che poi si traduce in proprietà intellettuale, legata al momento contingente e al vissuto personale. Non consento perciò alla vostra richiesta. Spargete invece i talenti che avete ricevuto voi stessi, a piene mani, da madre natura. Ne riceverete stima e plauso.

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