Il campanile di Prato Carnico: la nostra “Torre di Pisa”

pratocarnico

Stranezze e bizzarrie di ogni genere sono disseminate fino ai quattro angoli del Friuli, una più curiosa dell’altra. Una di esse si trova in Val Pesarina, nella Carnia occidentale, e ricorda vagamente la celeberrima Torre di Pisa per una caratteristica ben precisa: è pendente. È sicuramente il singolare simbolo del paese di Prato Carnico, capoluogo del Comune. A parte ciò, si mostra ai curiosi come un normale campanile in pietra, a pianta quadrata, una monofora ad ogni lato e con un sesto acuto appena accennato; infine un tetto piramidale spiovente.

Il primo mistero, però, è pertinente alla sua origine. Infatti, per mancanza di documentazione relativa, non si conosce la data di costruzione, anche se si pensa che fosse contemporaneo alla vecchia parrocchiale di San Canciano, anch’essa di ignota genesi. Un primo documento che la attesta è del 1316, anche se non si tratterebbe della stessa ricordata nel 1430 come all’interno del vecchio cimitero, in quanto quest’ultima sarebbe stata decisamente più grande; tuttavia nessun riferimento al campanile è presente. Probabilmente quello attuale è frutto di vari rimaneggiamenti o anche ricostruzioni. Non furono indifferenti, infatti, i momenti critici che le due strutture dovettero similmente affrontare. Il 29 luglio 1700 uno dei numerosi terremoti della storia carnica aveva duramente colpito sia la chiesa che il campanile. La prima, che già versava in condizioni precarie, fu ulteriormente danneggiata, mentre il secondo rimase diroccato. Per restaurarlo, come scrisse Don Antonio Roia (1875 – 1943), cultore di storia locale e originario proprio di Prato, non furono eseguiti grossi lavori, anzi pare che fu semplicemente coperto in fretta, anziché “fare l’ottangolo con la cuba” come si pensava, e lasciato “come il cedere del terreno sottostante avealo ridotto, cioè pendente”.

Dunque, se la sua pendenza non fu dovuta nemmeno a quel forte terremoto, cos’altro poteva essere? La risposta sta nelle caratteristiche litologiche della porzione di terreno su cui poggia. Per la presenza di uno strato di gesso proprio sotto di esso, il campanile si sarebbe piegato su un lato subito dopo la sua edificazione, data la proprietà di malleabilità che il gesso assume se a contatto con l’acqua. Una reazione del tutto simile a quella avutasi con l’enorme torre della città toscana. Si era quindi assestato già a suo tempo, senza mai creare nessun pericolo per possibili ulteriori cedimenti, tanto che oggi si parla di una situazione ormai completamente stabilizzata. Sembra che fu proprio questo problema di assetto a spingere a decidere, il 7 settembre 1857, con decreto vescovile, l’abbattimento della vecchia chiesa, in quanto “con le pareti e la facciata assai fuori di perpendicolare in causa della in solidità del terreno”; abbattimento realizzato nel 1859. Dal 1860, cioè da quando fu aperta al culto la nuova Chiesa di San Canciano, costruita a monte del campanile, si è come instaurato una sorta di dialogo tra le due strutture, con la facciata della chiesa che guarda verso lo spiazzo ai piedi del terrazzo su cui sorge, ossia verso ove sembra ergersi con fatica il vecchio e non datato campanile. Le scosse del 1976 hanno in piccola parte contribuito all’accentuarsi della pendenza, senza però innescare criticità.

Giungendo a Prato, dopo aver percorso dalla Val Degano la Regionale 465, è impossibile non accorgersi del campanile, non solo per il suo curioso profilo ma anche perché si tratta proprio del primo edificio del paese che si incontra sulla strada. Oltretutto lo stesso contesto ne favorisce l’osservazione, essendo situato tra la strada e un parcheggio, quindi non immediatamente a ridosso di altri edifici, che altrimenti avrebbero interferito nella visione del suo insieme. Così, isolato quanto basta, viene ancora più esaltato e apprezzato, come un bel benvenuto al paese di Prato.

Foto da: panoramio.com

Fonti principali:

Enrico Rossi

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