Il Castello di Prampero

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Oltre al noto caso del Castello di Colloredo di Monte Albano, un altro esempio ammirevole del costante impegno per il recupero degli edifici storici rilevanti dopo le scosse del ’76 è quello del Castello di Prampero. Anche in questo caso si tratta di un cantiere aperto, che pian piano sta recuperando la storia in tre dimensioni. Geograficamente la collocazione del complesso non poteva non interessare una posizione strategica, nella fattispecie un piccolo colle stretto tra il Rio Rosso (noto erroneamente anche come Bosso) e il Rio Prampero e che si sviluppa dalla radice del Monte Faeit. Il contesto è quello dell’Anfiteatro Morenico e siamo compresi tra il capoluogo comunale, Magnano in Riviera, e la serie di piccoli borghi sparpagliati sulle colline che giunge sino alle porte di Tarcento.

Le vicende scatenanti trovano motivo nella politica filo-imperiale del Patriarca Popone, che cercava di favorire una sorta di restaurazione della florida attività agricola e commerciale tardoantica, di comune accordo con le intenzioni di consolidamento del potere in Italia da parte del Sacro Romano Impero. Egli, infatti, diede nel 1025 il permesso a un suo feudatario bavarese di Augusta di edificare su quel colle boscoso una fortificazione. Il nome perdurato fino ad oggi non comparve subito nei documenti, dato che la prima attestazione risale al 1130, “Pramberg”. Di evidente origine germanica, deriva del tedesco medievale “brand”, ossia “luogo disboscato col fuoco”, e “berg”, “roccia”, riconducendo alla costruzione del castello ove c’erano boschi. Col tempo passò a designare, oltre al castello e al colle stesso, anche il borgo sviluppatosi attorno e ancora oggi frazione, attestato dal 1279. Non ultimo anche la famiglia, che con i vari eredi proseguì nell’abitare il complesso, prese lo stesso nome, come era consuetudine per le investiture feudali. Fu italianizzato in “Prampergo” e infine in “Prampero”.

Il castrum, di tipo romanico, era dotato di tre torri, che si inframmezzavano alla cinta muraria: Torre Gemona, di nord-ovest, Torre Nord, di nord-est, e Torre Tarcento, di sud-est. Delle tre inizialmente solo quella di Gemona era sufficientemente ampia da poter ospitare locali abitabili, e potrebbe essere l’elemento più antico. Infatti non si esclude la possibilità che fosse presente già prima dell’anno Mille, e si sa che l’intero castrum fu parametrato sulle sue dimensioni. Quella di Tarcento nel XI secolo ospitò, invece, la Cappella dei Santi Simone e Giuda. Già nel 1121 la struttura subì un primo ampliamento col raddoppiamento in dimensioni della Torre Nord. Sulla facciata sud si apriva il portone d’ingresso, che rispecchiava i canoni architettonici in voga in epoca federiciana e che, quindi, conferma l’ampliamento in stile ghibellino. Si è, infatti, trovato il collegamento tra questo Portale dei Leoni e quello della maestosa fortificazione pugliese di Castel del Monte, voluta proprio da Federico II di Svevia. Due erano i palatia, ossia gli spazi della residenza signorile, noti dal 1274 ma iniziati in data ignota: uno partì con l’unire la Torre Gemona alla Torre Nord, per poi nel corso dei secoli fonderle insieme, man mano che veniva alzato; l’altro era presso la Torre Tarcento, e ne abbiamo traccia solo attraverso fonti grafiche e i resti delle fondamenta. Al di là degli scopi militari e di sicurezza, le torri permettevano di controllare il passaggio sulle strade sottostanti, potendo riscuotere i pedaggi che sarebbero poi serviti per la manutenzione delle stesse. Ma si poteva avere anche una panoramica generale sullo svolgimento delle attività agricole nel contado.

Il castello non ebbe a subire devastazioni durante guerre, assedi e altre cause umane, mentre invece fu la natura a mettere a dura prova più e più volte le strutture. Sono stati contati ben 116 terremoti più o meno potenti che hanno interessato il Castello di Prampero nel corso della sua esistenza, ma soltanto due ebbero ripercussioni drammatiche. Il primo che lo rase quasi completamente al suolo fu quello del 1511, in seguito al quale la ricostruzione si trascinò per tutto quel secolo. Le novità sostanziali furono la mancata ricostruzione della Torre Tarcento e l’aggiunta, a ovest, di una caratteristica loggetta con la formazione di una corte e una scala esterna, del 1595. Complessivamente fu comunque rispettata la tipologia costruttiva dell’epoca precedente, e il nuovo assetto fu quello che si incontrerà sino al 1976.

Per quanto riguarda il susseguirsi dei signori, fu con la concessione ereditaria di Corrado II, nel 1037, che i Prampero ricevettero per sé e gli eredi il possesso del colle col castello, che per metà divenne bene patrimoniale della famiglia e per l’altra metà soggetto ai regolamenti feudali. Infatti si ricavarono sia gli spazi per la residenza che quelli per ospitare il quartier generale del giusdicente, ossia il primogenito maschio che riceveva l’investitura. Tutto ciò durò fino al 1867, anno in cui in Friuli lo Stato italiano abolì l’istituzione feudale. Ciò non comportò però la fine della presenza della famiglia, in quanto il tutto fu acquistato come bene privato dai fratelli Antonino e Ottaviano di Prampero, tanto che ancora oggi il castello è proprietà dei discendenti.

Il 1976 portò la seconda immane distruzione, lasciando a rudere l’antico e prezioso castello. Solo nel 2000, con contributi regionali, si partì con una lunga serie di restauri e ricostruzioni, ovviamente con tecniche antisismiche ma sempre nel rispetto dei materiali e delle forme originarie. Nel 2012 è stato per la prima volta aperto al pubblico, e si stanno susseguendo incontri e appuntamenti culturali, che stanno rimettendo al centro dell’attenzione anche questa realtà. Oltre agli studi operati per il recupero, una fonte preziosissima di informazioni storiche è l’archivio famigliare di Prampero, un tesoro per scoprire i segreti di questo castello, da sempre in mano a questa storica famiglia. Torneremo sulla ricostruzione di questo e altri monumenti dopo il terremoto del ’76 in un prossimo articolo specifico.

Al colle si arriva giungendo o da Tarcento o da Magnano, in entrambi i casi percorrendo, guarda caso, Via Prampero. Oltre alle occasioni prefissate di visita, come quella annuale di “Castelli Aperti. Visite individuali a Castelli privati”, si può anche prenotare visite su appuntamento per minimo 6 persone e massimo 20. Dopo anni di oblio, per essere riscoperto e apprezzato il Castello di Prampero aspetta solo voi!

Foto da: castlesintheworld.wordpress.com

Fonti principali:

Enrico Rossi

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