L’Hospitale di San Giovanni

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San Tomaso, piccolo paese tra Majano e San Daniele che custodisce un complesso quasi più unico che raro: l’antichissimo Hospitale di San Giovanni di Gerusalemme. Si tratta di uno dei pochissimi ospizi dell’epoca delle Crociate ancora esistenti in Europa e allo stesso tempo uno degli edifici non ecclesiastici più antichi di tutto il Triveneto.

Con un documento del 1199 Artuico di Varmo cedette il terreno e le relative proprietà all’ordine monastico-cavalleresco dei Cavalieri di San Giovanni di Gerusalemme, impegnato anche nella protezione e assistenza dei pellegrini, dei viandanti e dei guerrieri diretti in Terra Santa. Lì fondarono all’inizio del secolo successivo un così detto “hospitale”, ossia un ospizio, come tappa fondamentale all’interno dell’antica Via del Tagliamento, detta anche Via d’Allemagna. Il suo tracciato consentiva ai viaggiatori a nord delle Alpi di raggiungere Venezia o i porti fluviali friulani di Latisana e Concordia. Cronologicamente quest’ospizio fu secondo in Friuli solo dopo quello di Chiusaforte (1072), situato sul ramo della Via Julia Augusta per la Pannonia.

La collocazione di queste vere e proprie stazioni di assistenza si era resa necessaria in virtù della situazione precaria del sistema viario, delle pessime condizioni igieniche e del forte rischio di aggressioni. Le strade principali, infatti, risalivano principalmente all’epoca romana e la loro manutenzione in età medievale risultava del tutto insufficiente. Anche se non si trattava di ospedali nel vero senso della parola, i viaggiatori malati potevano ricevere un rudimentale trattamento medico. Per questo motivo vengono anche considerati come i primi embrioni di ospedali della storia. I servizi offerti erano tutti gratuiti e si poteva anche cambiare i cavalli, mentre il riposo notturno avveniva su enormi materassi di paglia o di fieno, su cui si ammassavano anche decine di persone. Per via degli spropositati flussi di viaggiatori che durante le Crociate usufruivano di queste vie, si pensò anche di impiegare il personale nella manutenzione stradale. In pratica delle sorte di case cantoniere ante-litteram. Anche la loro posizione non era casuale, in quanto erano pensate per essere raggiunte a fine giornata o per rappresentare dei capisaldi del viaggio presso i punti cruciali, guadi e porti.

Attorno al XVI secolo l’ospizio di San Tomaso perse la funzione per la quale era stato fondato e divenne un complesso ad uso agricolo. È arrivato fino ai giorni nostri praticamente intatto nella sua organizzazione originaria, salvo alcune aggiunte, comunque molto antiche. Aspetto che lo rende non solo uno dei pochi superstiti ma anche uno dei più antichi in tutta Europa. Nella fattispecie questa struttura era stata impostata sul modello del grandioso Ospedale di Gerusalemme ed era dotata di un impianto a corte costituito dalla casa del priore, dai ricoveri, dalle cantine e dalle stalle. Il lato ovest presentava solo una muraglia difensiva merlata, mentre immediatamente a sud trovava spazio la Chiesa di San Giovanni Battista, che già esisteva nel 1199. Il borgo del paese in cui troviamo questi edifici ha preso proprio il nome di San Giovanni.

Nonostante le scosse del ’76, sia la chiesa che l’ospizio furono restaurati; quest’ultimo danneggiato col tempo anche dalle intemperie. Il cammino di valorizzazione cominciò nel 2004, quando il Comune di Majano acquistò l’immobile assieme ai terreni circostanti. Ma è dal 2006 che partì un vero e proprio percorso di rinascita e di riscoperta della struttura, con indagini e studi, mentre l’anno successivo sono scattate le operazioni di recupero, consolidamento e ripristino. Il tutto grazie a un contributo della Regione. Nel 2010 è stata avviata la seconda campagna di interventi, finalizzati a un ambizioso e straordinario progetto di riqualificazione in chiave moderna ma nel rispetto della sua originaria funzione. In pratica si prevedette di collocare nel complesso un ostello con ristoro, un centro culturale con sala convegni, una biblioteca e sale museali destinate a ospitare le testimonianze storiche del territorio majanese, sedi di associazioni, un punto d’informazione storico-naturalistica e di promozione turistica. Si pensò persino di farlo diventare una cornice di eventi quali matrimoni, spettacoli e quant’altro. Attualmente è operativa l’associazione “Amici dell’Hospitale”, che cura minuziosamente ogni aspetto della valorizzazione del sito.

Foto da: mapio.net

Fonti principali:

Enrico Rossi

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