I terreni del boia

Buonasera! Quest’oggi mi sentirei di compiere una digressione nel cupo mondo dei boia, che in passato in ogni grande Comune svolgevano un vero e proprio lavoro, per quanto macabro: togliere la vita ai condannati in base alla legge. In particolare un aspetto vorrei riportare.

 

Anche Udine aveva il suo boia ufficiale, ma non era del popolo, bensì un forestiero, tedesco o slavo, che quasi sempre era stato lui stesso un condannato a morte e che aveva potuto avere salva la vita a patto di esercitare per un certo periodo questo crudo mestiere. L’aspetto che volevo sottolineare è che egli non

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Una immagine della zona in cui doveva collocarsi la Braida del Boia, dalla mappa del Lavagnolo. (foto ricavata dalla Pianta della Città di Udine, Antonio Lavagnolo, 1843 – 1850

era stipendiato ma veniva ripagato in beni immobili, potendo usufruire di una abitazione e anche di alcuni terreni per il proprio sostentamento. Prima di tracciare una sorta di mappa dei suoi possedimenti, va anche detto che a lui stesso conveniva starsene fuori dal centro storico, in quanto era, per ovvie ragioni, fortemente disprezzato dalla popolazione, e in merito a ciò ci giunge anche una curiosa testimonianza. Infatti nel 1394 il boia che operava in città in quel periodo si trasferì di propria iniziativa in Borgo Aquileia, ma fu costretto dal consiglio cittadino a ritirarsi fuori porta, presso i terreni già affidatigli, in quanto veniva costantemente bersagliato di insulti e minacce da parte dei borghigiani.

 

Prima ancora di addentrarci nelle località esterne al centro, ci piazziamo tra Borgo Pracchiuso e Borgo Treppo, in quanto al boia apparteneva tra gli altri terreni anche una braida, documentata nel 1480, ossia un appezzamento coltivabile di una certa dimensione; e questa non poteva che chiamarsi Braide dal Boe. La sua estensione doveva corrispondere almeno in parte a quella dell’orto dell’ex Orfanotrofio Tomadini, oggi Polo Economico-Giuridico dell’Università di Udine. Un’altra significativa traccia della presenza del boia in Borgo Pracchiuso fu l’insegna dell’Osteria al Boia, che ritroviamo nei primi anni dell’800 ricavata negli spazi del trecentesco Oratorio di San Valentino, ancora esistente presso il sito della scomparsa Porta Pracchiuso. I campi veri e propri, invece, si situavano fuori Porta Ronchi, in località Cudignola (o Codignola). Con questo nome si indicava anche una strada campestre che attraversava quei terreni, partendo dal fossato della V Cerchia e inoltrandosi tra Laipacco e Via del Bon, e che in parte ricalcava il percorso dell’attuale Via Valeggio, secondaria di Via Buttrio.

 

Qualcuno potrebbe persino azzardare di conoscere la conformazione di quegli stessi campi, in quanto si potrebbe pensare che il nome della località derivi da “còde”, indicando cioè la presenza di strisce

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La località di Cudignola con segnata Via Valeggio. (foto ricavata da uno screen dall’app “Mappe”)

di terreno coltivate lunghe e strette, come delle code appunto. Invece anche in questo caso il Frau smonta il Della Porta, favorevole alla teoria del còde”, in quanto è molto più probabile che derivi da “codògn”, il frutto del codognâr, il volgare melo cotogno. Un aggancio, sempre secondo il Frau, lo si potrebbe trovare col piccolo paese di Codugnella, in Comune di Colloredo di Monte Albano, anche se il Desinan parla in questo caso di “piccola colonia”, basandosi sull’attestazione “Coloniola”. Dunque un sito in cui, oltre ai campi, si sarebbero trovati anche degli alberi da frutto. Un ultimo riferimento che ho trovato è quello della misteriosa “Vie de Muàrt”, che non era altro che una strada campestre che partiva dalla circonvallazione tra Porta Ronchi e Porta Aquileia e si collegava alla strada di Laipacco. Il Della Porta non ne è certo ma afferma che quel nome così sinistro potesse essere dovuto proprio alla vicinanza dei terreni del boia in Cudignola. Oltre alla curiosità soddisfatta, spero che con questi riferimenti possa nascere un barlume di interesse per la storia anche di questa porzione di città, apparentemente senza una nome storico e, invece, nota in passato come Cudignola!

 

Pubblicato su Facebook il 22 ottobre 2016

(fonti principali: libro “Criminali, sommosse e delitti del Friuli”, Adriano Del Fabro, 2000; libro “Toponomastica Storica della Città e del Comune di Udine”, Giovanni Battista Della Porta, 1991; libro “Osterie dentro le mure in Udine tra il Quattrocento e i giorni nostri”, Lucia Burello, 1998)

Enrico Rossi

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