Torre Picotta: la presenza che veglia su Tolmezzo

torrepicotta

Fuori dal ricco e ben conservato centro storico di Tolmezzo esiste una piccola perla della sua storia: la Torre Picotta. Siamo a poco oltre 400 m slm, lì in mezzo al verde del Monte Strabut, il rilievo che sovrasta il paese. Dalla sua posizione è possibile godere di un panorama completo sulla porzione di Val Tagliamento che interessa la Conca Tolmezzina e sull’ultimo tratto della Val But.

Nel 1477 l’incombente minaccia dei Turchi impensieriva tutto il Friuli e anche Venezia, che aveva acquisito gran parte del territorio regionale nel 1420. Così in quell’anno l’Arengo di Tolmezzo, ossia l’assemblea cittadina, decise l’erezione di una piccola opera fortificata. Come sito fu scelto il Colle Picotta, una prominenza dello Strabut, e finalmente la torre fu pronta nel 1480. Era alta oltre 6 metri, a pianta ottagonale con lati di 4,5 metri, con merlature guelfe e dotata di feritoie per i cannoncini. Le sue ridotte dimensioni la rendevano assolutamente inadatta a un assedio ma perfetta per l’avvistamento dei nemici. In realtà la torre non era altro che l’ultimo tassello del complesso sistema fortificato di Tolmezzo, costituito da alte mura, ben 18 torri d’osservazione e dal nocciolo di tutta questa organizzazione, il vicino castello. Una di quelle mura partiva proprio dalla Torre Picotta per poi scendere sino al centro abitato. Tolmezzo non subì mai un’incursione turca, anche se già nel 1478 un drappello di 200 bosniaci, appartenenti all’esercito turco, tentò di penetrare in Carnia attraverso la Val Pontebbana, per poi essere bloccato e sconfitto dalle cernide di Paularo e Piano d’Arta alla Sella di Lanza, anche se riguardo questa azione non ci sono notizie certe.

Un nuovo rischio fu corso pochi anni dopo, nel 1487, quando scoppiò una guerra tra il Duca d’Austria, alleato coi Vescovi di Trento e Bressanone, da una parte e Venezia dall’altra. Anche in questo caso la minaccia di invasione della Carnia fu scongiurata, grazie al comandante Girolamo di Pagano Savorgnan, che mandò in rotta i 400 tedeschi che erano appena penetrati in Carnia, presso il Passo di Monte Croce.

I secoli passarono senza che la torre avesse modo di essere effettivamente utilizzata, fino a che arrivò l’occupazione tedesca nella Seconda Guerra Mondiale. Data infatti l’attività partigiana svolta proprio dal Colle Picotta, i tedeschi fecero saltare il prezioso manufatto medievale il 21 settembre del 1944, dopo averlo minato. Più che per rappresaglia, l’azione sarebbe servita proprio per evitare che le sue strutture potessero essere sfruttate come rifugio dai partigiani. In seguito all’operazione non rimanevano che dei residui perimetrali.

Per fortuna, grazie all’accurato studio di documenti e vecchie fotografie, nell’ultimo ventennio del Novecento fu realizzata una fedele ricostruzione della sua struttura. Oggi è possibile raggiungerla attraverso dei comodi e piacevoli sentieri, anch’essi ripristinati. Sia che si imbocchi il sentiero per l’anello dello Strabut, che parte da Via Cascina, sia che si prenda quello dedicato al generale Benedetto Rocca, dalla località di Pra’ Castello, alla fine non si potrà fare a meno di percorrere la mulattiera lastricata. È così che la Torre Picotta accoglie il visitatore.

Foto da: flickr, Gianni Giacometti

Fonti principali:

Enrico Rossi

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