Panie: il villaggio udinese che mancava all’appello

Prefazione

Se ci capitasse di leggere un libro sulla storia di Udine, sicuramente ci imbatteremmo prima o poi nel testo in cui vengono elencati o indicati su mappa i vari borghi esterni alla II Cerchia di mura, che sono stati inglobati alla città in seguito all’erezione delle cerchie successive. Mentre ciò che si trovava già racchiuso dalla II Cerchia, completata nel 1171, risultava un nucleo compatto di piccoli borghi, contrade e androne, risultato dell’espansione della così detta Villa di Udine, i borghi, o meglio, le ville (nel senso di villaggi rurali) esterne ad essa continuavano ad esistere come centri indipendenti.

 

Tradizionalmente se ne riconoscono sette: quelli dei Borghi Gemona, Villalta, San Lazzaro, Pracchiuso, Aquileia, Poscolle, Grazzano. Ma proviamo a essere più precisi e sistematici! Prendiamo i documenti del Della Porta, ormai una costante, e notiamo come le ville siano suddivise tra Vile di Sore, Vile di Sot e le altre rimanenti; rispettivamente l’insieme delle ville a nord-ovest del Castello, il raggruppamento di quelle a sud-est e le restanti. Fino a qui in vero nulla di nuovo, ma, facendo l’elenco, a un certo punto si noterà una sorta di intruso. Nella Vile di Sore fa includere la Vile di Sompriu o Somprive (Borgo Gemona), Ongiaresc’e (Borgo San Lazzaro e Borgo Villalta) e Cascanàn (la piccola contrada collegata a Borgo Villalta) – e fino qui tutto apposto – per quanto riguarda le ville a sé stanti cita le Vile di Puscuèl, Grazàn, Trèp, Praclûs, Cassine (ossia i Borghi Poscolle, Grazzano (probabilmente includendo in esso anche Borgo Cisis e Borgo Cussignacco), Treppo, Pracchiuso e Cassina, attuale Via Sant’Agostino); per la Vile di Sot nomina la Vile di Aquilee (Borgo Aquileia), quelle di Bertàld (Contrada Bertaldia), dai Roncs (Borgo Ronchi), Vile Frede (in realtà sinonimo di Borgo Ronchi) e una misteriosa Vile Panie. Ecco l’intruso! Non esistono strade col suo nome, non viene praticamente mai citata come una delle ville storiche di quello che poi diventerà il centro cittadino; dunque da dove sbuca, dove si sarebbe collocata e perché se ne è quasi persa completamente la memoria?

 

Ricerca

Della Porta la descrive come una località non ben identificata ma che doveva situarsi in prossimità di Borgo Aquileia e presso le Vie Stabernao, Seminario (attuale Via Ellero) e di Mezzo. Sostiene quindi di aver rinvenuto quel toponimo solamente ad Arta e Invillino, in Carnia, nella forma “in paniis”, e ipotizza possa derivare dallo sloveno “pania” col significato di “ceppo”, “tronco”, facendo dunque intendere la presenza di un antico bosco in quell’area. Tuttavia il Corgnali, altro gigante della nostra toponomastica e vissuto nello stesso periodo del Della Porta, ricorda come esista anche l’antroponimo “Pani”, anche se, però, non saprei se l’avesse ricondotto all’omonima località in Comune di Raveo, sempre in Carnia.

 

In ogni caso, attenendoci alle indicazione geografiche del Della Porta, tutto fa pensare che la zona in questione sia esattamente quella dell’edificio dell’ex Seminario Arcivescovile, della Chiesa di San Bernardino e della ex Caserma Duodo, assieme ad alcuni edifici recenti, come la Casa dello Studente di Viale Ungheria. La località risulta proprio incastrata tra i Borghi Aquileia e Ronchi, a ovest e a est, e tra quelli di Mezzo e Treppo, a sud e a nord. Il foro di questa villa poteva benissimo essere rappresentato dallo slargo, quasi una piazza, che

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Zoom della veduta di Udine datata 1661 e realizzata da Gazoldi e Cosattini, non solo un capolavoro ma anche una miniera di informazioni storico-geografiche sul centro città. In particolare l’edificio contrassegnato col numero 1 è la Chiesa di San Bernardino, situata nel cuore di quella che doveva essere la Villa di Panie. (foto ricavata dal libro “Udine: vie, piazze, attività”, Giancarlo Gualandra, 1995)

si nota perfettamente nella pianta del Lavagnolo (metà ‘800) di fronte alla suddetta chiesa e che rappresenta il punto d’incontro tra tutte le vie menzionate dal Della Porta. È chiaro, però, che un agglomerato di edifici può definirsi villa in presenza non solo di un monastero (quello che poi sarà il Seminario), di una chiesa, di un secondo monastero (poi caserma) e di un numero estremamente esiguo di abitazioni, come si evince sempre dalla mappa del Lavagnolo; avrebbero dovuto trovarsi almeno diverse altre abitazioni, tali da formare una vera e propria comunità indipendente, così come lo erano quelle delle altre ville udinesi. Ecco che per questo motivo sono propenso a credere che la villa avesse perdurato come tale al massimo fino all’abbattimento di alcune case per l’edificazione del Monastero di San Bernardino, futuro Seminario, che occupò un’area piuttosto vasta. Si legge, infatti, nei documenti notarili come tale Giacomo Rainerotti inserì nel suo testamento, nel 1517, la volontà di far nascere un monastero dedicato a San Bernardino negli spazi delle case di famiglia in caso della morte del figlio Giovanni. Non si sa se questa premura fosse stata presa in considerazione a causa di condizioni già precarie del figlio, fatto che sta che già nel 1521 morì Giovanni, e lo stesso anno il Comune acquistava da un altro cittadino, tale Valentino da Los, un’altra abitazione sempre per fare spazio al monastero, che risultò fondato appena l’anno successivo, praticamente in contemporanea con l’omonima e adiacente chiesa, ancora perfettamente visibile sia da Viale Ungheria che da Via Ellero.

 

Che effettivamente la Villa di Panie avesse cessato di fatto di esistere proprio con l’edificazione del monastero e la soppressione di diverse abitazioni, non ne sono certo, è solo una congettura; ma la relativa precocità della sua scomparsa dalla geografia antropica udinese, che potrebbe appunto collocarsi a inizio ‘500, fornirebbe una plausibile spiegazione sul fatto che essa sia stata pressoché dimenticata durante i secoli. Ma il suo declassamento da villaggio a località minore potrebbe essere ancora antecedente, se gli unici estratti che citano la località presenti nel libro sulla toponomastica di Udine sono tutti del ‘300, precisamente dal 1311 al 1393. Nel primo si parla di questa Pania, villa situata presso i Gorghi, il tratto meridionale della fossa della III Cerchia (oggi sostituito dai tracciati di Via Piave, Via Gorghi e Via

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Nella mappa di Giacomo Perusini, 1811, sono stati aggiunti i tracciati delle mura; intervento grazie al quale si può ben notare come Panie, con il Monastero e la Chiesa di San Bernardino esattamente al centro dell’immagine zoommata, si trovi esternamente alle mura della III Cerchia, quella segnata in blu. (foto ricavata dal libro “Udine: vie, piazze, attività”, Giancarlo Gualandra, 1995)

Crispi), ed oltre Porta Aquileia, quella interna naturalmente (situata tra le attuali Via Vittorio Veneto e Via Aquileia). Panie era dunque a pieno titolo una delle ville ancora esterne alla città, come lo erano nello stesso periodo gli stessi Borghi Ronchi e Aquileia per esempio. Già a fine secolo, però, precisamente nel 1390, viene menzionata solo come contrada facente parte di Borgo Aquileia, dunque una località secondaria e subordinata a una più corposa. Che dunque già nel corso del ‘300, per qualche oscuro motivo, magari per un graduale spopolamento dovuto all’insicurezza della zona, ancora infatti fuori le mura, Pania sia passata dall’essere una delle tante ville esterne a una semplice contrada? Sembrerebbe, ma anche in questo caso per ora ho troppo pochi indizi tra le mani, soprattutto relativamente alle dinamiche di questo cambiamento.

 

Definire Pania (o Panie) l’“Atlantide” tra le ville udinesi forse sarebbe un po’ esagerato, se non altro perché la zona non ha mai smesso completamente di essere abitata; tuttavia risulta sicuramente la più misteriosa, per via della sua involuzione e della scomparsa del suo nome, sostituito da un insieme di nuovi toponimi: sarà Contrada di San Bernardino (zona di Via Ellero) e dei Missionari (attraversata dall’omonima via, in realtà nulla più che un marciapiede). Comprendere meglio in futuro la fumosa esistenza di questo vecchio e dimenticato villaggio sarebbe davvero motivo di grande interesse!

 

Pubblicato su Facebook il 3 agosto 2016

(fonti principali: libro “Toponomastica Storica della Città e del Comune di Udine”, Giovanni Battista Della Porta, 1991; sito internet “Antiche Case Udine – Comune di Udine”, pagina “Monastero di San Bernardino”)

Enrico Rossi

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