Fieste di Faedis – 2016

Introduzione

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Il manifesto della festa paesana per l’edizione 2016.

Parte del flusso turistico per la bassa Val Torre è intercettato presso il centro abitato più grande della Valle del Grivò, Faedis, il cui Comune si proietta dal Torrente Malina sino al Monte Tenzeclavo, confinando con la Slovenia e racchiudendo quasi tremila anime. Qualcosa come 13 centri abitati, più una miriade di altri borghi e località minori, compongono il mosaico antropico di questo ricco e variegato territorio. Non stupisce, dunque, che una realtà culturale così diversificata, e di cui avremo modo di parlare in altre occasioni, sia continuamente in fermento con manifestazioni, sagre, eventi sportivi e di altro genere. Se, infatti, il Green Volley infiamma il luglio faedese a suon di bagher e schiacciate e i Castelli di Zucco e Cucagna rappresentano perfetti esempi di fortificazioni dell’aristocrazia medievale locale, l’appuntamento paesano per antonomasia si concretizza nella Fieste di Faedis, un connubio di ogni sorta di intrattenimento, spettacolo, musica dal vivo, promozione e valorizzazione del territorio e persino cinema. Strategica pare la sua collocazione proprio a inizio giugno, preambolo dell’estate e pure delle vacanze per molti giovani; non si potrebbe desiderare un piazzamento migliore per aprire l’estate all’insegna dello svago e del contatto con la propria terra. Ora ci dedicheremo a espletare gli appuntamenti dell’edizione di quest’anno 2016, arricchendo il tutto con una breve impressione personale in sequenza, nonché con alcuni consigli su come vivere al meglio questa occasione.

 

Gli appuntamenti

Una consistente parentesi merita senza dubbio il giro in bici alla scoperta dei prodotti delle aziende agricole del territorio. Anche in questo 2016, dunque, si è rinnovata l’Agribike Faedis, ormai consueta biciclettata, adatta a ogni fascia di età, che prevede un vero e proprio tour agro-gastronomico per le campagne e le colline del Comune e non solo, in cui l’intento ricreativo ha modo di esprimersi attraverso pedalate all’aria aperta, perfettamente immersi nello scacchiere del verde di questo spicchio di Alta Pianura. Particolare attenzione merita l’ambiente, che nel suo complesso di espressioni agresti funge da cornice per le varie sieste presso le otto tappe complessive del tour. La lunghezza totale del tragitto è di poco più di 26 km, di cui circa 18 di strada asfaltata, con una quota massima di 205 m slm e 91 m di dislivello con la quota minima. Con la collaborazione del Comitato Mensa Scuola dell’Infanzia del Comune di Faedis, dopo aver fatto il pieno con una colazione energetica di pane, burro, marmellata e succo di mele presso l’Ex Scuola dell’Infanzia, zona ovest di Faedis, alle 9.30 del 2 giugno si parte, dirigendosi subito a nord-est e perciò addentrandosi nella Valle del Grivò. Dopo aver attraversato i borghi di Santa Anastasia e Scubla lungo Via dei Castelli, si devia all’altezza del Ristorante la Trota del Grivò, per poi ripiegare per Canal del Ferro di Sopra e Canal del Ferro di Sotto nuovamente in direzione del capoluogo, cui si giunge dopo aver costeggiato il Grivò. Si attraversa il ponte di Via Divisione Julia, che permette

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La mappa raffigurante le varie tappe e il percorso dell’Agribike 2016.

di addentrarsi nella parte del paese a est del corso d’acqua, e si procede verso sud-est in direzione della frazione di Raschiacco, in cui vi è la seconda tappa, non prima di aver passato la località di Case Cuarde e il Rio Sgiava. La sosta in questo paese trova motivo nella degustazione dei vini di ben tre aziende agricole, proposte per l’occasione: la Vigna delle Beccacce, la Graziano Mosolo e quella di Perabò Maurizio. L’ambito enologico in questione è naturalmente quello degli apprezzatissimi vitigni dei Colli Orientali, dunque del Cividalese. Per evitare una prematura dose di alcool in circolo di mattina, si potranno assaggiare anche i crostini con erbe di stagione, preparati dal rinomato Ristorante ai 9 Castelli di Faedis; tutto ciò all’interno della cornice della Graziano Mosolo. La successiva e ulteriore deviazione verso sud porta, con un percorso estremamente diretto, ad espatriare in Comune di Remanzacco, nella frazione di Ziracco, appena oltre Casali Milocco, a ovest del Grivò, che nuovamente concede le sue acque alla visione della comitiva. Presso la ex latteria si potranno sorseggiare i vini dell’Azienda Zani Elvio di Zani Claudio di Faedis; a mitigarli ci sono i salumi del Salumificio Dentesano di Percoto, Pavia di Udine, grazie alla collaborazione dell’Associazione Amici di Campagna di Gerà. Si procede quindi verso ovest attraverso Case Lesa e il Torrente Malina, per voi virare a nord-ovest, tagliando la Roggia Cividina, la località di Marsure Beltramini e facendo il proprio ingresso a Povoletto, ormai praticamente nell’hinterland udinese. Qui l’importante sosta presso Villa Pitotti, già sede dell’Antiquarium della Motta e della Mostra del Fossile. Un mix di prodotti del territorio comunale prevede gli inusuali gnocchi ripieni alle fragole e vini delle aziende vitivinicole del Comune ospite. Dopo essersi rimpinzati per bene, rimane ora la seconda parte del tour, il cui percorso si snoda inizialmente tra i terreni bagnati dal Rio Maggiore e dalla Roggia Cividina e in cui ci si imbatte nei piccoli Casali Cos e nel villaggio di Siacco, con destinazione Magredis, quinta tappa. Qui, presso il sagrato della Chiesa di Santa Maria Assunta, si gusteranno i formaggi, sia freschi che stagionati, con marmellata e cipolle, prodotti dall’Azienda Foschiatto Nicola di Ravosa, accompagnati dai vini di ben tre aziende agricole: la Di Gaspero Flavia e Umberto di Faedis, la Fattor di Ravosa e la stessa Foschiatto Nicola. Ora si rientra in pieno territorio faedese, passando il Malina, Bellazoia e giungendo ai Casali De Luca, località a sud-ovest di Faedis, nel cuore delle sue campagne. All’Agriturismo Daur La Lune si procede con uno stracotto di maiale al Refosco servito con polenta rustica, dello stesso agriturismo, mentre la parte enologica è data dai vini della Ronc dai Luchis, dei medesimi casali, e della De Luca Lorenzo di Faedis. Settimo e penultimo punto di sosta è l’Agriturismo le Cucagne, cui si arriva inizialmente andando a sud, verso Ronchis, quindi attraversando il Grivò e ritornando a nord, fino ad attraversare Casali Bertossi; siamo alle porte del paese ormai, e la specialità qui di casa è la mousse alle verdure con crostini speziati, mentre i vini sono delle Aziende Macor Gianni e Accordini, rispettivamente della vicina località di Collevillano e di Campeglio. Si conclude il tutto

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Rappresentazione della ex pista da autocross di Faedis, alle cui gare si sono ispirati per il Gran Premio di Faedis.

presso lo stadio comunale di Faedis, il Dinamo Korda Stadium, sulle rive del Grivò, ove viene servito Spritz Aperol in abbondanza, come ultima manna per dissetarsi. Il tour è tecnicamente finito, anche se in Piazza Primo Maggio, nel cuore della sagra, è disponibile fino alle tre del pomeriggio la pastasciutta con successivo ristoro a sorpresa sotto i tendoni.

 

Lo svolgimento dell’intera sagra, per via della sua lunghezza e varietà, può essere ben riassunto nell’elenco del programma, che troverete attraverso il relativo link nelle fonti. Tuttavia, prima di passare alla parte di racconto e giudizio circa ciò che è stato da noi osservato e vissuto, vale la pena finire questo capitolo con la menzione delle altre attività principali di questa ultima edizione. L’ultimo giorno di sagra, infatti, il 5 giugno, alle 9.30 abbiamo la gara di orienteering per il Trofeo Romagna – Pole Star, attività che dai paesi nordici si sta diffondendo in Italia e che coniuga velocità e strategia per raggiungere man mano delle tappe prefissate all’interno di un percorso, utilizzando cartina e bussola e impiegando il minor tempo possibile. Alle 18.00, invece, parte il Gran Premio di Faedis, una gara ispirata a quelle che avvengono anche in occasione di altre feste paesane e che ha voluto rappresentare una specie di continuum con l’attività della pista da autocross costruita a metà anni ’70 a ridosso della Regionale 356 e del Rio Cernea, nei boschi dei Comunai”, a nord-ovest del centro. Fu utilizzata tra la fine degli anni ’70 e l’inizio degli ’80, per poi perdurare ancora per qualche tempo come pista da motocross e infine essere abbandonata e man mano riassorbita dalla vegetazione. Proprio dall’edizione 2016 la gara, a carattere goliardico e disputata per mezzo di auto artigianali a spinta, rappresenta l’ultima gara del Torneo dei Borghi, in cui ogni borgo è dotato di una propria scuderia.

 

Esperienza personale

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All’ora di cena sotto i tendoni di Piazza Primo Maggio, in questa edizione 2016. (foto di Enrico Rossi)

Ci rechiamo nella serata del 2 giugno, poco prima delle otto di sera, presso i tendoni della sagra, in quello che è il secondo giorno di festa paesana. Le strutture trovano perfetta collocazione sul terrapieno ospitante normalmente il parcheggio di Piazza Primo Maggio, spazio di circa 40 metri di lunghezza e circa 30 di larghezza che, essendo in diretta continuità con l’incrocio della piazza, permette di affacciarsi con un lato sulla rete viaria senza occuparla e in modo tale da essere immediatamente raggiungibile. Tuttavia, trovandosi letteralmente incastonata tra la Chiesa di Santa Maria Assunta (il Duomo) e una fitta cortina di edifici storici, presenta anche i connotati di un foro raccolto e perfettamente circoscritto, ideale, dunque, per favorire l’unità della partecipazione alla sagra. Si distinguono subito più tipi di tendoni: dai vari gazebo per la cassa, i dessert e le bevande allo spazio coperto principale, atto a ospitare i tavoli e le panche per i pasti; infine infondo, dalla parte opposta alla strada principale, il palco per le esibizioni degli ospiti musicali.

 

Abbiamo deciso di anticipare leggermente l’orario di punta per la cena, per evitare la fila più che altro e poter guadagnare tempo per gli spostamenti del dopocena, e per questo in quel momento la folla era ancora molto diradata, pur già con una parte dei posti a sedere occupata da qualche affamato e soprattutto da gruppi consistenti di giovani presso lo stand dei vini. Dalla classica incertezza su cosa prendere da mangiare, a me capita di decidermi quasi sempre per i soliti piatti, quelli che più, secondo me, caratterizzano la gastronomia di una tipica sagra friulana. La carne rossa accompagnata dalla polenta. Già, ma quale carne? Per tale scelta, di fronte a un menù da sagra il dilemma rimane sempre; difficile farsi convincere maggiormente da una costa rispetto a una salsiccia o a un wurstel. Qua la scelta di ciascuno naturalmente rispecchia i gusti personali e il livello di fame del momento; ma come si articolava il menù? Per quanto riguarda i prodotti da rosticceria, sul podio dei prezzi avevamo una

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In primo piano la mia cena a base di salsiccia con polenta e birra, il classico pasto da sagra friulana. (foto di Enrico Rossi)

poderosa grigliata mista (salsicce, pollo, costa, patate fritte, polenta), 10 euro; il piatto gustoso (gnocchi con burro e salvia o ragù, frico, patate fritte e polenta), 8; poi con 6 euro c’era la costa e polenta, salsiccia e polenta, cevapcici e polenta; a 5,50 euro coscia di pollo disossata e polenta; a 5 wurstel e patate, frico e polenta; 4 per il formaggio e gli gnocchi con ragù di selvaggina; 3 gli gnocchi con burro e salvia o ragù; 2,50 per le patatine fritte. Ampia gamma di dessert, tutti a base di fragole: fragole al limone, fragole al Verduzzo, fragole alla panna, crostata di marmellata di fragole, fetta di torta alle fragole, mouse; con prezzi oscillanti tra 1,50 e 2,50 euro. Per le bibite classiche abbiamo la bottiglietta di minerale a 1 euro, bibita a scelta a 2 euro, birra piccola e grande rispettivamente a 2 e 3,50 euro. Ma è sui vini che l’imbarazzo della scelta tocca il suo apice, con una varietà notevolissima di possibilità. Alla sagra sono stati divisi in tre gruppi, a seconda del prezzo al bicchiere e alla bottiglia: Refosco, Merlot, Cabernet Franc, Cabernet Souvignon, Franconia, Friulano, Verduzzo Friulano, Sauvignon, Chardonnay e Pinot Grigio sono 1 euro a bicchiere e 8 a bottiglia; Schioppettino, Pinot Nero, Spumante, Ribolla Gialla e Refosco Riserva da 1,50 al bicchiere e 12 a bottiglia; infine caso a parte per il pregiato Picolit, 3 a bicchiere e 15 a bottiglia. Con una miriade di piccole aziende vitivinicole a conduzione famigliare sparse per il territorio comunale (22 soltanto quelle con etichetta), da Campeglio sino a Canal di Grivò, l’assortimento sarebbe stato in ogni caso di grandi numeri. Non a caso nell’elenco dei vini del menù è stato inserito per primo quello che rappresenta l’intera produzione del Comune in questo settore, il Refosco di Faedis: un rosso profumato, intenso e dall’antica origine che viene tutelato attraverso un’associazione tra i vari produttori locali e coltivato anche nei territori limitrofi di Nimis, Attimis e Torreano. Insomma io mi sono alla fine deciso per salsiccia con polenta e una birra media. Due salsiccette un po’ corte ma paffute e un solo pezzo di polenta, a differenza dei soliti due pezzi che normalmente mi ritrovo con un piatto di questo tipo, anche se c’è da constatare come in effetti il prezzo sia stato inferiore di 2 euro, per esempio, rispetto a quello del piatto di salsiccia e polenta che avevo preso alla Sagra della Trota a Paderno, dotato, però, di due pezzi di polenta. Il mio scarso appetito di quella sera non mi ha spinto a prendere altro, ma nulla da dire sulla qualità della

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Il sabato sera prosegue animato mentre comincia a farsi buio. Si intuisce bene la posizione dei tendoni, tra la viabilità principale, il Duomo e la cortina di edifici storici. (foto di Enrico Rossi)

carne e della polenta, dotata, anzi, di una buona crosticina superficiale e che io preferisco rispetto a una completamente morbida, dato che molto del gusto della polenta si concentra lì. I miei compari si sono suddivisi diversi degli altri piatti di carne, avendo fatto mambassa sia di wurstel che di cevapcici, che di costa e pollo. Nessun appunto da segnalare per la carne, mentre più di una volta ci sono state lamentele per le patatine fritte, a loro detta troppo salate. Nulla di negativo da far presente circa, invece, i dessert, anzi… I miei compagni hanno preso le fragole alla panna, la crostata con marmellata di fragole e la torta alle fragole; frutto di bosco di stagione e sfruttato al massimo per l’occasione, per cui ingrediente protagonista di ogni dessert, come abbiamo già notato. Nel frattempo l’affluenza ha, come previsto, avuto un’impennata e rapidamente i vari posti a sedere hanno cominciato ad essere occupati nel mentre che la band della sera, capeggiata da Renè, dava prova di sé e si scaldava per la serata. Nel frattempo dominava la musica leggera italiana, e ogni sorta di persona era attirata per la cena; dietro di noi c’era una famiglia con bambini piccoli, per dire.

 

Abbiamo scelto, in effetti, la giornata meno ricca di appuntamenti (a parte l’attività della band non ci sarebbe stato altro quella sera), e anche per quello abbiamo intrapreso una piccola camminata in paese, sino alla Chiesa di San Pietro degli Schiavi, per integrare un minuscolo tour di visita e osservazione del paese storico alla permanenza presso la location della sagra; ma questo sarà oggetto del prossimo capitoletto, quello dedicato ai consigli personali per vivere a 360 gradi la serata.

 

Il consiglio: la visita a San Pietro degli Schiavi

Insomma, in base all’esperienza avuta in questa edizione 2016, mi sento di consigliare un giretto dopo cena, per cogliere gli attimi in cui luce e buio si fondono in un crepuscolo di prima estate, il tutto passeggiando tra le viuzze semideserte del paese, che così può meglio rivelarsi, lasciando che la confusione della sagra si tramuti in un vociare in lontananza che pian piano si smorza sempre più fino a scomparire. Nella fattispecie ho pensato di recarmi col mio gruppo presso la Chiesa di San Pietro degli Schiavi, certamente secondaria come importanza rispetto al possente Duomo ma molto più antica, e per questo più che meritevole di visita. Si trova in Borgo San Pietro, un quartiere storico del paese di Faedis e situato a nord-est del centro, tra quest’ultimo e un borgo isolato, quello di Sant’Anastasia. Prediligendo un percorso avvolto dal silenzio piuttosto che la molto più trafficata e centrale Via dei Castelli, dopo aver percorso parte di Via Divisione Julia, imbocchiamo la più defilata e stretta Via dei

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La Chiesetta di San Pietro degli Schiavi, di origine medievale e situata presso l’omonimo borgo. Una delle attrazzioni la cui visita si può integrare con una serata di sagra.

Molini. Siamo a poche decine di metri dal Grivò, e dopo poco ci si trova davanti un grosso spiazzo ghiaioso adibito a parcheggio, infondo al quale si trova un ingresso con cancelletto metallico in cima ad alcuni gradini, ingresso attraverso cui si accede al cortile della chiesa, delimitato da un muretto in pietra ben tenuto. Un passaggio lastricato in pietra conduce all’ingresso laterale, ad arco a sesto acuto, e poi, seguendo il perimetro dell’edificio, sino all’ingresso principale.

 

Ci troviamo di fronte a un edificio di culto risalente forse a fine ‘200 e rifatto parzialmente nel corso del ‘400, la cui facciata è proprio di quest’ultimo periodo. La sua consacrazione risale, invece, all’inizio del ‘300, operata tramite il Vescovo di Zara Pietro Giovanni. Curioso sicuramente l’appellativo “degli Schiavi”, che deriva dal fatto che la chiesa fu realizzata dagli abitanti dei paesi del territorio montano di Faedis, discendenti da alcune delle genti slave che furono forzatamente fatte insediare nel territorio della Slavia Friulana (detta anche Schiavonia) dai Patriarchi di Aquileia, in seguito agli spopolamenti provocati dalle disastrose invasioni ungare del IX-X secolo. In particolare si tratterebbe di artisti della scuola di Škofja Loka (oggi cittadina di oltre 22 mila abitanti dell’Alta Carniola, vicino Lubiana), della cerchia di Andrea Lack, costruttore della Chiesetta di Porzus. Il loro stile si riconosce in un mix tra gusti locali e tardogotici, questi ultimi di matrice carinziana. La sua antica origine medievale è comunque testimoniata dai numerosi documenti trecenteschi, tra i quali si distinguono in particolare i lasciti dei nobili paesani. Presso il suo antico cimitero, collocato tutt’attorno alla chiesa, venivano sepolti i defunti di tutti i paesi dei dintorni, dato che era la chiesa principale della zona. Purtroppo, come molto spesso accade con le chiese di paese, non era aperta in quel momento e ci siamo limitati a sostare dinnanzi la sua semplice ma particolare facciata lapidea, mentre nel frattempo si stava facendo buio. Se avessimo potuto entrare, avremmo trovato delle travi a vista sul soffitto della sua aula rettangolare e un’abside poligonale dotata di volta decorata con una rete di costoloni sormontati da peduncoli dalle fattezze di un volto umano; ove, invece, i costoloni si incontrano abbiamo dei medaglioni rappresentanti vari soggetti: abbiamo la Madonna col Bambino, il Volto di Cristo, San Pietro con le Chiavi e la Figura del Sole. Rimanendo esternamente ad essa e dalla parte della facciata,

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La lunetta dipinta che si frappone tra l’ingresso principale e un protiro di epoche successive. (foto di Enrico Rossi)

sono immediatamente riconoscibili alcuni semplici caratteri, come il piccolo campanile a vela dotato di monofora campanaria, una cornice orizzontale che divide da parte a parte la facciata, l’archivolto a tutto sesto compreso tra la cornice e la base del campanile, una lunetta che sovrasta la porta principale, un protiro a capanna (sicuramente di epoche più recenti) che copre entrambe, le due finestrelle a tutto sesto ai lati dell’ingresso. All’interno si conservava l’antico altare ligneo rinascimentale intagliato da Giovanni Martini (1522), ora collocato nel Duomo, mentre a livello di statue abbiamo al primo piano Sant’Elena, Santa Maria Maddalena, la Madonna col Bambino, in quello inferiore San Pietro, San Giovanni Battista e San Giacomo.

 

Il tempo, insomma, di iniettarci una dose di storia secolare di un significativo edificio di Faedis e si torna verso la sagra, già col buio sceso sul paese in festa. Questa della Chiesa di San Pietro è naturalmente solo una delle possibili alternative culturali con cui costruirsi la propria serata paesana, non solo all’insegna del baccano e del cibo ma anche del silenzio e della contemplazione delle testimonianze passate. Spero di avervi fornito molto materiale utile che possa dimostrarvi come valga la pena recarsi a Faedis in occasione di questa festa così sentita e varia.

 

Fonti principali

 

NB: le foto non contrassegnate col nome dell’autore sono tutte prese dal web

Enrico Rossi

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